SOULÉ: "Contro l'Inter vittoria importante per la Champions, ora ci aspettano quattro finali. Futuro? Mi piacerebbe giocare nell'Independiente, ma è presto" (VIDEO)

Interviste AS Roma
mercoledì, 30 aprile 2025 alle 20:33
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DSPORTS - Matias Soulé si racconta e lo fa al portale argentino. Tra i vari temi trattati l'esterno della Roma ha parlato del suo gol vittoria contro l'Inter, della convocazione con l'Argentina e degli incontri con Lionel Messi e Cristiano Ronaldo. Ecco le sue dichiarazioni.
Il tuo gol contro l'Inter?
"Ero contento, per fortuna abbiamo vinto. Non ce lo aspettavamo, sapevamo che sarebbe stato difficile. Stiamo lottando per arrivare in Champions, motivo per cui ci servivano moltissimo quei tre punti. Ora mancano 4 finali e contro la Fiorentina, che è sotto di noi in classifica, sarà difficile".
Ora i napoletani ti faranno una statua al fianco di Maradona...
"Mi hanno mandato dei messaggi e mi hanno ringraziato per il gol (ride, ndr)".
L'inizio della tua carriera?
"Stavo cercando club su internet dove potermi mettere alla prova. Ho iniziato a giocare nel Kimberley, ma come tutti i ragazzi volevo andare a Buenos Aires. Quando trovavo una squadra lo dicevo a mio papà, il quale mi rispondeva che ero piccolo ma che prima o poi mi ci avrebbe portato. Ho insistito molto, finché arrivò la chiamata del Vélez per fare un provino e mi prese".
Com'è stato conoscere Messi?
"Avevo 17 anni e dovevo ancora debuttare. Andai in Nazionale e lo salutai, ma ero nervoso perché incontrarlo era il mio sogno. Parlammo poco, ma fu pazzesco. Dissi alla mia famiglia che non mi sarei più lavato la mano che gli avevo stretto. Allenarsi con lui è un privilegio".
Da Messi a Cristiano Ronaldo alla Juventus...
"Sono stato un mese con Cristiano Ronaldo nel periodo in cui la Juventus vinceva ogni anno la Serie A. Parla spagnolo, aveva un buon rapporto con i sudamericani del gruppo ed è davvero un genio. Poi lasciò la Juventus e andò al Manchester United. C’era anche Paulo Dybala nel momento in cui debuttai in prima squadra e lo conobbi proprio lì alla Juventus. Quella rosa era piena di fuoriclasse e giocare con certi calciatori era incredibile per un ragazzo giovane come me".
Tuo padre ti ha mai detto: 'Devi chiudere la carriere all'Independiente'?
"Non mi mette pressione, ma è un mio sogno giocare in Argentina perché me ne andai prima. Ora non ci penso, credo che manchi tanto però mi piacerebbe giocare lì e ovviamente nell'Independiente. Tutta la mia famiglia tifa l'Independiente, mio padre soprattutto".
La prima convocazione in nazionale argentina?
"Fu un'emozione enorme, tutti i bambini sognano la convocazione nell'Argentina. Ero molto contento, c'erano anche Dybala e Paredes. Già fui convocato prima di debuttare in prima squadra e lì conobbi l'ambiente, ma era un'altra cosa dato che ero alla Roma".
La convocazione prima del debutto?
"In quel momento giocavo in Under 23 e disputai due partite contro il Messico. Poco dopo ci sarebbero stati i Giochi Olimpici, ma la Juventus non mi mandò".
La chiamata di Spalletti?
"Di Francesco mi disse che Spalletti avrebbe voluto convocarmi in vista dell'Europeo. Il ct venne a Frosinone e parlai con lui, ma io gli dissi di no perché sono nato in Argentina. Mi chiamò prima al telefono, poi volle incontrarmi a sorpresa. Lui mi disse 'Ti capisco'.
Davvero Allegri ti fece cambiare il colore dei capelli?
"Sì. Io ero tornato dall'Argentina con i capelli biondo platino e lui mi salutò senza dirmi nulla. Un altro giorno venne da me e disse: 'Che ti sei fatto in testa?'. A fine allenamento venne nuovamente a parlarmi: 'Non voglio vederti con questi capelli, domani mattina te li tagli'. E io lo feci. Mi ricordo che Di Maria e Paredes mi provocavano dicendo: 'Che cag*****o che sei!'.
La domanda che non ti hanno mai fatto?
"Mi piacerebbe parlare del mio passato, dell'inizio della mia carriera e della gente che mi ha sostenuto sin da piccolo. Mi piacerebbe parlare anche del mio quartiere e del passaggio dal calcio a 5 a 11 perché mi rivedo in questo.
I tuoi amici sono quelli di sempre?
"Sì: Puchi, Ivan, Santiago, El Chiqui e me ne sto dimenticando sicuramente qualcuno... Tutti ragazzi di Mar de Plata, ma anche qualcuno che conobbi al Velez e ora è in Italia. I primi che ho nominato sono quelli del mio quartiere. Ogni volta che posso torno in Argentina e sto con la famiglia e i miei amici".
Tua nonna?
"Lei veniva a Buenos Aires solo per accompagnarmi quando mio padre non poteva. Purtroppo è scomparsa da poco, ma la porto sempre con me perché la amavo. Le piaceva il calcio, quindi c'era un rapporto speciale".

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