IL ROMANISTA - «Bisognerebbe baciare dove passa» ha detto Daniele De Rossi di Luciano Spalletti. Una dichiarazione forte, al di là dell'effetto che la frase può suscitare, e che testimonia della ritrovata (ammesso che si fosse dispersa) armonia all'interno dello spogliatoio. «Ho sempre detto che a Spalletti andrebbe fatto un monumento - dice Fabrizio Grassetti, presidente dell'Utr -. Per il lavoro svolto e per le sue capacità professionali, che, mai come quest'anno, hanno avuto modo di estrinsecarsi, avendo il tecnico saputo tirar fuori la squadra da quell'inizio così buio, in cui si erano raccolti appena 8 punti in dieci partite. Del resto, è inevitabile che i rapporti possano risentire dell'usura del tempo e logorarsi. Spesso, in questi casi, si cambia l'allenatore, non potendo cambiare i giocatori
«Sono convinto che all'interno della Roma vi sia l'affiatamento giusto tra il tecnico e la squadra» sostiene Arduino Ciaralli, presidente degli Az Roma club. «Penso anche che, in ambito europeo, Spalletti sia uno dei più grandi in assoluto. E il fatto che la squadra lo segua, sapendo quanto è dispendioso il gioco che lui pratica, è la riprova del carisma che esercita all'interno del gruppo. Un carisma che è frutto della sua determinazione e dell'apertura al dialogo con tutti i giocatori». «La frase di Daniele mi trova d'accordo - afferma Guido Zappavigna. - E non solo perché De Rossi è per noi un mito. Sono molto felice che si sia espresso così nei confronti del tecnico, visto che quest'estate si era addirittura ventilata l'ipotesi che vi fosse dell'attrito tra i due. Con quelle parole, mi sono come liberato di un peso. Perché penso che Luciano Spalletti sia l'artefice principale, naturalmente insieme ai giocatori, della rinascita della Roma, avendo dato prova di saper gestire meravigliosamente quest'ambiente. Oltretutto, è un tecnico che c'ha sempre messo la faccia, soprattutto nel difendere i suoi giocatori, in primis Panucci, quando disse che gli andava rinnovato il contratto. Credo che con questa unità di intenti si possa veramente andare lontano
Anche oltre quel quarto posto che ci eravamo prefissi come obiettivo minimo. Mi prenderanno per matto - conclude Zappavigna - ma io dico che, se lo scorso anno abbiamo recuperato 11 punti, stavolta possiamo riprendere i 10 che ci separano dall'Inter. E dico 10 e non 13, perché tra tre settimane c'è lo scontro diretto
».
«Come allenatore non gli si può dire niente» afferma Pietro Winnie, altro tifoso storico. «Ha detto bene De Rossi. Spalletti è quello che in tre anni e mezzo ha portato la Roma a tutti i successi che sappiamo. Gli manca solo lo scudetto, anche se lo scorso anno l'avrebbe meritato. Diciamo che è stato "sfortunato"... Le parole di Daniele sono importanti anche perché hanno spazzato via il dubbio che vi fosse una possibile spaccatura nel gruppo. Mi sento di dire che il tecnico ha fatto ricredere tante persone che l'estate scorsa lo avevano criticato, compreso me, e oggi lo perdonano per quella "scappatella"
». E' altrettanto netto, infine, il giudizio di William Betti "Spadino": «Approvo in pieno le parole di Daniele - dice il leader degli Ultras Romani - anche perché dette da lui hanno un risalto tutto particolare. Ricordo che anche noi, al tecnico, dedicammo non molto tempo fa uno striscione che diceva "Altri cent'anni con Spalletti". Perché Luciano, e mi piace chiamarlo così, dal momento che lo sento uno di noi, ha un ruolo molto più importante del semplice allenatore. E' la persona che è riuscita a mettere regole e a far crescere una mentalità nuova nel gruppo. Per non parlare della compattezza che ha saputo instaurare e che è il suo merito maggiore. Da tifoso, dico che sono fiero e orgoglioso di vivere il ciclo di questo mister, così come per altri può esserlo stato quello di un altro allenatore. E mi batterò sempre per sostenerlo perché sono convinto che con lui arriverà qualcosa di importante. Almeno, lo spero. Perché lo meritiamo noi e soprattutto lo merita lui».




