Ferrari: "La Roma? Volevo cambiare, ma sono rimasto in buoni rapporti con tutti"

Campionato
venerdì, 17 aprile 2009 alle 12:45
GASPORT - Strana la vita, signor Ferrari. Oggi lei è il leader del­la terza migliore difesa in serie A, eppure tutto iniziò per ca­so, dall’incontro con il presi­dente Preziosi in un ristorante romano, dove lui le manifestò la sua stima. «La scelta di Genova e del Ge­noa è stata difficile e facile al tempo stesso. Ero in trattativa anche con squadre di presti­gio, che in quel momento già facevano la Champions, ma non ero convinto. Ho sempre pensato di poter essere un gio­catore importante in un grup­po e volevo sentirmi addosso questa responsabilità».
Per il suo curriculum illustre? «No, volevo solo una società che puntasse proprio su di me. Il presidente Preziosi è stato bravo a convincermi, mi ha fat­to una corte serrata».
La rosa è cambiata parecchio. «All’ottanta per cento, tutti nuovi. Ero già stato qui, ma da ragazzino (stagione 1997-98, ndr). Venivo da un infortunio a un ginocchio, così ho rico­struito tutto, mattone su mat­tone, in una squadra che non era più una neopromossa, ma subito dietro alle grandi».
Lei fu il primo ad ammetterlo. «Un giorno dissi che era il mo­mento di smetterla di guardar­si indietro, bisognava puntare in alto. Qualcuno rimase sor­preso, mi dissero che i genoa­ni erano abituati a soffrire, sempre in lotta fra la B e la A, dietro ai blucerchiati. Per me invece questa squadra poteva fare il salto di qualità».
Esiste il rischio di un’ebbrezza d’alta quota? «Noi stiamo già compiendo un’impresa, ma il cammino è ancora lungo. Non ci sentiamo appagati. Quanti passi avanti rispetto all’anno scorso: mi­gliorare la classifica, arrivare davanti alla Samp, centrare l’obiettivo-Europa. E, adesso, il sogno-Champions. Ci mettia­mo sempre in discussione».
La sua Roma? Che effetto le fa guardarla dall’alto? «Non ho sassolini nelle scarpe. Nè ho mai pensato: “Loro sono staccati e noi abbiamo subito meno gol”. Capitolo chiuso. Volevo cambiare, dopo quat­tro anni di una storia comun­que importante. L’ambiente giallorosso sapeva chi aveva in casa e sa chi ha perso. Scelte diverse, ma sono rimasto in buoni rapporti con tutti».
Cosa vede all’orizzonte? «Ho compiuto ventinove anni a dicembre, penso di essere al­l’apice della formazione calci­stica. Se ora l’obiettivo comu­ne è il quarto posto, l’anno prossimo sarà più in alto».

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