Venturi: "La Roma? I migliori anni della mia vita". Il club ricorda il suo capitano con un'intervista d'archivio

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mercoledì, 03 dicembre 2025 alle 16:02
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Ieri, 2 dicembre 2025, è scomparso Arcadio Venturi, uno dei capitani storici della Roma del dopoguerra e membro della Hall of Fame del club. Centrocampista completo, ha indossato la maglia giallorossa per 290 partite tra il 1948 e il 1957. Per ricordarlo, il club giallorosso ha riproposto un'intervista realizzata qualche anno fa dai media ufficiali della società, in cui Venturi ripercorreva la sua carriera.
Cosa successe dopo la retrocessione nel 1951?
“Fu una tragedia. Venimmo bersagliati dalle chiacchiere e in quei giorni uscì pure uno scandalo sui giornali. Alcuni miei compagni di squadra furono beccati dalla stampa dopo alcune frequentazioni notturne (...). Per fortuna a me non venne mai in mente di dar retta a quei signori poco raccomandabili”.
Restò fuori dalle polemiche?
“Sì, ero molto giovane e qualsiasi cosa facessi dovevo rendere conto al direttore sportivo Biancone (...). Lui mi convocava in sede a via del Tritone e lì mi metteva in guardia su vari aspetti. Gli chiesi un permesso pure quando acquistai un’automobile”. (...)
Il primo campionato in giallorosso si concluse con una salvezza stentata.
“Vero, evitammo la Serie B per pochi punti, ma questo non servì per evitare la retrocessione nella stagione successiva. Ma era una Roma povera, la società non aveva grandi mezzi a disposizione. Per fortuna, dopo essere tornati in A, arrivò Sacerdoti che attuò un cambiamento radicale. Il presidente portò giocatori di livello internazionale come Ghiggia e costruì una squadra importante”.
Che rapporto la legava a Ghiggia? Alcides decise di chiamare il figlio Arcadio in suo onore...
“Vero e glielo sconsigliai pure... (ride, ndr) Arcadio non mi ha mai fatto impazzire come nome, pure oggi non è molto comune, ma a lui piaceva e decise così. Ero un suo grande amico. Tuttavia, avevo instaurato ottimi rapporti con tutti, ho sempre avuto un carattere espansivo”.
Lo stipendio dell’epoca?
“Circa 105.000 lire al mese. Ed era un ottimo ingaggio perché io militavo in una squadra come la Roma che faceva capo a una città con almeno cinquecentomila abitanti. All’epoca lo stipendio variava anche da questo fattore: più persone venivano a vederci allo stadio, più prendevamo ogni mese. Non c’erano ovviamente gli introiti delle televisioni o altre entrate. Tutto dipendeva dal botteghino”.
La Roma per lei?
“I migliori anni della mia vita. Se avessi potuto, sarei rimasto tutta la carriera. Non l’ho mai discussa la Roma, io, l’ho solo amata”.
(asroma.com)

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