Kumbulla: "Futuro alla Roma? Ora non ci penso. Sono legato a Juric, è un grande allenatore"

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sabato, 29 marzo 2025 alle 11:24
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Torna a parlare Marash Kumbulla. Il difensore albanese in prestito all'Espanyol ha parlato anche della sua esperienza alla Roma e del futuro. Le sue parole:
Nell’estate scorsa sei passato dalla Roma all’Espanyol, seppur in prestito. Come si è realizzata quest’operazione?
Mi hanno cercato sia il direttore sportivo sia il mister qui all’Espanyol. Avevo tanta voglia di giocare e di trovare continuità e costanza. Dalla telefonata che ho ricevuto ho sentito tanta fiducia. E l’avventura spagnola sta andando bene, sono molto contento della scelta che ho fatto. Sono in un campionato bello che è visto da tutto il mondo, con squadre molto forti.
Che differenze trovi con la Serie A?
Che anche nelle squadre meno blasonate ci sono giocatori importanti. Si vede anche dalla zona retrocessione, dai punti che hanno adesso le squadre che lottano per non retrocedere. È un campionato complicato.
Essendo un campionato meno tattico, ne hai tratto beneficio venendo dalla Serie A?
Sicuramente è un torneo meno tattico, ma ci sono giocatori più tecnici e più veloci. Ho tratto beneficio dal background italiano, soprattutto a livello di posizionamento e posture del corpo. Qui poi si gioca molto partendo dal basso.
(...)
Quel trionfo è stata la partita più importante della tua carriera?
Sicuramente è nella top cinque perché aver vinto contro quei giocatori, contro il Real Madrid, non penso capiti sempre.
E la finale di Conference League vinta con la Roma nella ‘tua’ Tirana?
Anche quella ovviamente. Lì poi c’era tutto un paese che tifava per noi anche perché c’ero io. Vincere un trofeo con la Roma a Tirana, penso non ci sarebbe potuto essere nulla di meglio per me. E anche il giorno dopo è stato spettacolare con quei festeggiamenti a Roma.
Alla Roma non è andata benissimo anche per via del grave infortunio al ginocchio. Come ne sei uscito?
La mia famiglia mi ha aiutato molto, standomi vicino. Poi mi sono fatto aiutare da uno specialista, un mental coach, che mi ha permesso di andare oltre il primo ostacolo, ossia il primo mese, nel quale dovevo metabolizzare l'infortunio e tutto il resto. Poi anche alcuni miei compagni, come Spinazzola o Karsdorp, che hanno anche loro subito questo infortunio, mi hanno sostenuto dicendomi di prepararmi mentalmente a quello che poteva succedere o ai fastidi che avrei avuto.
La Roma è una squadra che hai lasciato temporaneamente e nella quale potresti tornare.
Ora non ci penso più di tanto perché l'obiettivo che ho adesso è troppo più importante. Penso che dovremmo lottare fino all'ultimo per salvarci con l’Espanyol e non voglio perdere qualsiasi tipo di energia mentale. Poi a fine stagione penserò al mio futuro.
Un futuro nel quale c’è anche il sogno del Mondiale con l’Albania?
Certo, anzi è più di un sogno. Già fare l'Europeo è stato importante, ma il mondiale è qualcosa di ancora più grande. Il gruppo di qualificazione è abbastanza difficile (Inghilterra, Serbia, Lettonia e Andorra le rivali ndr), ma ognuno di noi vuole fare di tutto per riuscire a ottenere questo grande premio.
Ha fatto da ponte nella trattativa per il tuo trasferimento a Barcellona?
No, perché forse non ha avuto neanche il tempo. Ci ho messo solamente un giorno, da quando è arrivata la chiamata, a decidere. Poi, quando ci siamo rivisti per la prima volta dopo che ero arrivato all’Espanyol, mi ha detto che era contento della scelta fatta.
Sei cresciuto in Italia ma hai sempre giocato per l’Albania. Mi spieghi questa scelta?
L'Albania mi ha chiamato da subito, da quando avevo 14-15 anni, e poi ho fatto tutta la trafila, e dopo aver militato anche nell’under 21 sono passato in nazionale maggiore. Il legame con la nostra terra è fortissimo per tutti gli albanesi sparsi per l’Europa, e l’ho visto chiaramente all’ultimo Europeo l’anno scorso in Germania.
(...)
Il tecnico di quel Verona era Ivan Juric, balcanico come te. Un tipo energico che va dritto al dunque.
Sì, è il classico balcanico che magari parla poco, però quando parla è diretto, senza giri di parole. Ovviamente sono molto legato a lui perché è il mister che mi ha fatto debuttare, mi ha fatto giocare la mia prima stagione in Serie A e io lo considero un grande allenatore.
Alla Roma è stato sfortunato o è arrivato in un momento sbagliato?
Entrambe le cose, visto che è arrivato dopo l’esonero di De Rossi, qualcosa di difficile da accettare per i tifosi. E anche per il fatto che De Rossi è andato via senza un vero motivo. Poi, per me è stato anche sfortunato.
(flashscore.it)

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