Berthold: "L'esperienza alla Roma è stata fantastica. Rangnick ha le idee chiare su come si gioca a calcio, ma i giallorossi hanno un bravissimo allenatore"

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martedì, 22 settembre 2020 alle 1:59
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NON È LA RADIO - Thomas Berthold, ex giocatore che ha vestito la maglia della Roma dal 1989 al 1991, ha rilasciato una lunga intervista all'emittente radiofonica in cui ha parlato della sua esperienza giallorossa, dei suoi successi e degli anni trascorsi nella Capitale. Queste le sue parole.
Lei ha giocato in Italia per diversi anni con le maglie di Verona e Roma, con cui peraltro ha vinto una Coppa Italia, anche se non è riuscito a sollevare la Coppa UEFA, un ricordo che fa molto male a noi romanisti...
Anche a me.
Qual è il suo ricordo dell’esperienza italiana, e in particolare alla Roma?
Fantastica, perché penso che in quel periodo la Serie A fosse al vertice del calcio mondiale. Stadi pieni, atmosfera fantastica, e i migliori giocatori che giocavano quasi tutti in Italia.
Effettivamente è così, sotto questo profilo la Serie A si è persa negli ultimi anni. Altri campionati sono invece in grande crescita, soprattutto la Premier League e la Bundesliga. Recentemente, comunque, la Serie A è riuscita un po’ a riprendersi, anche grazie all’arrivo di giocatori come Cristiano Ronaldo. Lei riesce a guardare qualcosa del campionato italiano?
Devo essere sincero, vedere il calcio italiano in Germania non è facile. Ogni tanto vedo qualche immagine via streaming, ma le emittenti satellitari tedesche non trasmettono la Serie A, ma solo la Premier League.
Lei ha citato il Lipsia, una squadra che deve gran parte della sua ascesa recente a Ralf Rangnick, che è stato accostato anche alla Roma. Lei lo conosce, può raccontarci qualcosa in più su di lui?
Sì, Ralf Rangnick è stato il mio allenatore allo Stoccarda, e come avete detto è diventato il responsabile dello sviluppo del Lipsia. Ha le idee chiare su come si gioca a calcio, una filosofia chiara anche per quanto riguarda la disciplina dei calciatori e la struttura della società. Su queste basi ha costruito anche il modello Lipsia, che in poco tempo è passata dalle serie inferiori tedesche alla Champions League.
Lei consiglierebbe a Rangnick di venire alla Roma?
Ultimamente sono circolate delle notizie su di lui, si è parlato dei contatti con il Milan, dove sembrava dovesse diventare allenatore e manager, sul modello inglese. A Roma non so, perché mi sembra che la Roma abbia un bravissimo allenatore, e ora, non conoscendo le idee della nuova proprietà, non so se ci siano progetti di questo tipo, o se siano speculazioni della stampa.
Ritornando un po’ al passato, lei ha giocato con un giocatore che a Roma ha lasciato un grande segno e un forte legame con la piazza: Rudi Voeller. Ultimamente si è parlato anche di un suo possibile ritorno alla Roma, dopo la breve esperienza da allenatore quindici anni fa. Che ricordo ha di Voeller? Siete ancora in contatto?
Sì. A breve ci rivedremo anche, in occasione del trentennale di Italia 90. Siamo stati compagni di stanza sia in Nazionale che alla Roma, e come avete detto voi è stato uno dei grandi attaccanti tedeschi. Bravo tecnicamente, forte fisicamente, ha avuto sempre un grande fiuto per il gol: era un giocatore quasi completo. Giocatori che oggi non abbiamo più, e per me è strano, perché da piccoli, quando si inizia a giocare a calcio, tutti vogliono fare gol. Per questo mi meraviglio del fatto che non escano più attaccanti bravi come Rudi Voeller o Karl Heinz Riedle, ex di Liverpool e Lazio, anche lui forte fisicamente e con grande senso del gol.
Sempre parlando di Roma, c’è un suo vecchio compagno cui era particolarmente legato, di cui può magari raccontare qualche aneddoto?
In quel periodo abbiamo avuto veramente un bel gruppo. Mi è capitato di essere a Roma per delle partite e incontrare Giuseppe Giannini, Stefano Desideri, Manuel Gerolin, Sebino Nela. Non siamo regolarmente in contatto, ma ci sentiamo, perché comunque è rimasto un grande legame, un grande spirito da quel periodo lì.
In effetti quella era veramente una grande squadra. Anche perché non si andava in finale di Coppa UEFA per caso. Quella era una competizione molto più difficile dell’attuale Europa League...
Io spero sempre che la UEFA ci ripensi e si torni alle tre coppe: Coppa dei Campioni, Coppa UEFA e Coppa delle Coppe. Perché questa Europa League è diventata una competizione allargata, ma con poca qualità. Mi sembra che manchi un’idea chiara: c’è tanta quantità, ma poi la gente si è stancata di vedere squadre semisconosciute. Ma anche le grandi società che si qualificano per la coppa non sembrano molto motivate a schierare le migliori formazioni possibili, facendo giocare le seconde scelte. Per non parlare del problema delle trasferte al giovedì. Sembra tutto fatto più per l’economia che per i tifosi che amano il calcio.

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