Purtroppo è successo ancora. Unaltra volta. Dopo le avvisaglie nellultimo scorcio di stagione, nel derby di domenica si sono registrati nuovi cori oltraggiosi per la memoria del povero Vincenzo Paparelli. Cori squallidi, patetici, infimi. Protagonista, ancora una volta, parte della Curva Sud romanista. E la storia si ripete
Per oltre 20 anni, da quel maledetto 28 Ottobre 1979, Paparelli non ha potuto riposare in pace, colpa una mentalità retrograda, ottusa e settarista, che ha preferito sbeffeggiare invece di compiangere col dovuto rispetto. Un po come facevano anche altre tifoserie in quegli anni bui, vedi strage dellHeysel o le morti De Falchi, Filippini, Spagna.
Poi la maturità, il nobile gesto di quei stessi gruppi romanisti, lo striscione riparatore nel derby del 1999, da tutti applaudito ed elogiato: OLTRE I COLORI, RISPETTO PER PAPARELLI. Infine una pacificazione faticosamente raggiunta, bispartisan, solidale e sincera durata più di 10 anni, ad invertire la tendenza di atteggiamenti sterili.
Purtroppo però
domenica qualcuno (e non erano pochi!) cè ricascato. Sono riaffiorati quei cori maledetti, scanditi orribilmente senza pudore, senza coscienza. E da qui una semplice riflessione, una domanda: ora che fare? Non parlarne sarebbe come avallarli. Far finta di niente sarebbe come condividerli, anche indirettamente. Combatterli si può, ma bisogna farlo col cervello, senza soffiare sul fuoco, preservando passioni sane, senza gettare il bambino con lacqua sporca.
Conosco la famiglia Paparelli, con la quale ho trascorso un anno intero prima di pubblicare un libro zuppo di dolore, dignità e tristezza che non avrei mai voluto scrivere, ma che già 2 anni fa sentii la necessità di editare, proprio per colmare un vuoto non solo storiografico.
Posso solo immaginare il dolore che oggi pervade Gabriele Paparelli, figlio di Vincenzo, oppure lo sconforto che può passare per la mente di sua mamma Vanda o di suo zio Angelo, che da 31 anni vivono ancora lincubo di quel razzo assassino, sparato in un Roma-Lazio che non potranno mai più cancellare.
Scrivo queste righe perché mi sarei aspettato una levata di scudi, decisa e netta, sin da domenica sera. Mi aspettavo una contro-risposta matura (non forcaiola e nemmeno aizzatrice!), ragionata e culturalmente alta da parte dellopinione pubblica e dei comunicatori di calcio, che a Roma si contano a catinelle in ogni redazione (e non solo!)
Ma invece nulla, solo silenzio. Tanto, troppo. In questo clima da Tessera del Tifoso e caccia alle streghe, (guarda caso!) a nessuno frega niente della cultura del rispetto dei morti. Della cultura del tifo, delle dinamiche sociali che ruotano dentro e fuori gli stadi. Sembra come se a qualcuno interessi solo piangere sul latte versato, senza muovere un dito per evitare che il latte possa prima cadere in terra. Mutuando lo slogan delle ultime battaglie civili, verrebbe da dire: se non ora, quando?
Nessuno spunto sui giornali, nemmeno in cronaca. Nessun dibattito nelle trasmissioni televisive. Nemmeno una parola pronunciata da parte del Sindaco di Roma, dai vertici delle due società e tanto meno da quegli opinion leader sempre pronti a scandalizzarsi (guarda caso, bis!) per cori razzisti, ululati o slogan politicamente scorretti, ma (guarda caso, tris!) indifferenti se viene offesa la memoria di un poveruomo, meccanico, padre di famiglia, morto allOlimpico a 33 anni accanto alla moglie, senza un perché.
E chiaro: Paparelli non fa comodo a nessuno, così come non è conveniente difenderne in punta di piedi la storia. E allora scrivo queste poche righe per rompere il muro dellomertà, con la stessa determinazione con cui ho scritto prima CUORE TIFOSO e poi CUORI TIFOSI, libri monito su tutti i casi di cronaca nera del mondo del calcio, libri testamento per il futuro, intrisi del pianto di decine di famiglie straziate da cicatrici irricucibili, che chiedono ai giovani di riflettere prima di agire, appellandosi anche alle istituzioni perché la smettano di far finta di non vedere (o di vedere solo quando gli conviene).
Non si può dimenticare e non serve a niente infangare. Ma nemmeno si possono ripetere gli errori del passato. Nel rispetto di Vincenzo Paparelli, ma anche di Andrea Vitone, Paolo Siroli e Antonio De Falchi. Perché Roma-Lazio o Lazio-Roma non sia mai più teatro di avvoltoi.
I tifosi non sono degli sciacalli. Ma fanno della mentalità solidaristica la loro grandezza aggregante.
Qualcuno, uscendo allo scoperto, avrà il coraggio di affermarlo?
Intanto, prima che altri trovino tempo e forza per farlo, giro pubblicamente la mia solidarietà alla famiglia Paparelli.
Maurizio Martucci
dal blog del libro CUORI TIFOSI - cuoritifosi.ormedilettura.com




