Nazionale, Lippi: "Incontro con Totti? No. Ma ci sono telefono e addirittura mail.."

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martedì, 04 maggio 2010 alle 18:40
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Mi brillano gli occhi e ho una grande carica». Marcello Lippi respira già aria di Mondiale. Manca poco più di un mese al calcio d'inizio della rassegna iridata in Sudafrica, ma fra una settimana esatta il ct emetterà i primi verdetti: l'11 maggio, infatti, annuncerà la lista dei 30 giocatori convocati, «dalla quale dovrò tirare fuori i 23 per il Mondiale», spiega il tecnico viareggino in occasione dello stage di preparazione degli azzurri alla Borghesiana, periferia di Roma.
All'appello manca Daniele De Rossi, impegnato domani con i giallorossi nella finale di coppa Italia contro l'Inter. Assente anche lo spagnolo Giuseppe Rossi, che «r
esta nel mio taccuino». Più dei presenti, 29 e tutti regolarmente al lavoro, alla Borghesiana si parla degli assenti.
Accantonati definitivamente i tormentoni Cassano e Balotelli, resta da sciogliere il nodo Amauri. La cittadinanza italiana è arrivata, la prima chiamata in azzurro ancora no. «Non do nessuna spiegazione sulle convocazioni, che sono ancora convocazioni parziali. Sono fatte sulla base di convinzioni tecniche e psicologiche», dice Lippi. «Amauri ha sempre dato la disponibilità alla nazionale e io ho sempre detto che una volta italiano lo avrei visionato come tutti gli altri e così è stato. Ma io ho fatto le convocazioni sulla base delle mie convinzioni di sempre».
L'altro nodo da sciogliere, a tempo debito, è quello riguardante Francesco Totti. «Non ho in programma una visita a Trigoria, ma c'è anche il telefono o addirittura la mail...», dice Lippi sorridendo.
Si chiude definitivamente il capitolo Nesta: «Ho perso la speranza...». Un altro nodo, però, resta da sciogliere: «Il mio futuro? Abete sa cosa farò, le cose ce le siamo dette con chiarezza e sarà lui a dirlo». Il ct pensa solo al Sudafrica: «Da oggi in poi mi occupo solo di cose che riguardano il mondiale». Che, secondo il ct, vedrà ancora l'Italia protagonista: «Sono estremamente fiducioso di questo gruppo e di quello che potrà fare al mondiale, non sono frasi di circostanza. Faremo qualcosa di importante».
«Non mi interessa -prosegue- se un giocatore non ha fatto benissimo con la sua squadra, mi interessano solo i trenta giorni che passeranno con me. Tutto il mondo ora vede il Brasile favorito, poi la Spagna e l'Inghilterra. Ma l'Italia fa parte della storia del calcio e in situazioni particolari riusciamo, per qualcuno anche miracolosamente, a ritrovare le grandi motivazioni. E questo ci pone sempre tra le formazioni che vanno ad un Mondiale per vincere, ho grande fiducia che possa accadere anche quest'anno».
Prima di iniziare i lavori, Lippi oggi si è intrattenuto per circa 40 minuti con i giocatori: «È stata una chiacchierata a livello generale, chiamamola una presa di contatto mondiale...Abbiamo parlato del programma e dei motivi per i quali andiamo ad allenarci in altura».
«Da noi -ricorda il commissario tecnico- le tende ipossiche non sono consentite e ci prepariamo in modo naturale», dice in riferimento al ritiro degli azzurri a Sestriere dal 23 maggio al 4 giugno. «Penso che i nostri giocatori dopo questo periodo saranno in grado di fornire prestazioni migliori». L'importanza del gruppo è un pallino del ct: «Ai ragazzi ho ricordato tante cose, quelle di sempre: che dobbiamo essere convinti delle nostre qualità e che l'Italia non è seconda a nessuno, anche se le convinzioni generali del mondo dicono altro...».
Per Lippi sarebbe sbagliato arrivare in Sudafrica pensando al successo di quattro anni fa. Allo stesso tempo, è «giusto ricordarci con quale spirito abbiamo lavorato in quei 40 giorni. E di quello spirito c'è rimasto molto più di qualcosa...». Lippi tiene gli occhi aperti sul campionato e non nasconde lo stupore per quanto accaduto in Lazio-Inter: «Non ho mai visto uno stadio tifare contro la propria squadra». Ma i 'velenì di fine campionato, così come i nuovi risvolti di Calciopoli, non condizioneranno la preparazione dell'Italia: «Non penso assolutamente che possa incidere. Sono rose e fiori rispetto a quattro anni fa e il calcio italiano è un'altra cosa, lo ha dimostrato la nazionale nel 2006 quando con il casino che c'era è andata a vincere il mondiale
».

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