
ROMANEWS.EU - Ecco le parole di Carlo Verdone sul suo prossimo film in uscita Io, loro e Lara, e sulla Roma di cui il regista/attore è da sempre tifoso. Partiamo subito dalle origini: come nasce lamore e la passione per i colori giallorossi?
Partiamo subito dalle origini: come nasce lamore e la passione per i colori giallorossi?
«Lamore per questa squadra nasce come per tutti i bambini, sui banchi di scuola delle elementari, con la raccolta delle figurine, quando si faceva la raccolta delle figurine panini. Poi naturalmente diventi della squadra per cui tifa la maggior parte dei bambini. Cerano molti romanisti e mi fecero diventare romanista i ragazzini che ci tenevano molto a compilare sullalbum Panini la squadra della Roma, che disegnavano sul quaderno il gol della Roma. Allepoca non si vedevano le partite su Sky, continuamente, in duretta e differita. Non cera diretta gol. Facevano vedere di sera un tempo di una partita. Ci si ricordava il gol e lo si rifaceva sul quaderno. Poi chiaramente la prima volta che vai allo stadio e già avevi una simpatia è fatta. Diventi romanista perché qualcuno ti ha portato in Curva Sud a vedere la partita. Poi dipende anche dal quartiere, dagli amici. Se è giallorosso è più facile diventare della Roma, se è biancoceleste è più facile diventare della Lazio. Si decide così, a livello di quartiere, di amici».
A proposito di amici e quartiere: la Roma è passata dalle mani di un suo amico, Luciano Spalletti, a quelle di un romano cresciuto in un quartiere storicamente romanista come Testaccio, Claudio Ranieri. Le sue impressioni?
«Io Luciano lho conosciuto, li ho conosciuti un po tutti gli allenatori della Roma. Spalletti ha svolto un grande lavoro, con la sua calma mi sembrava lallenatore ideale per una piazza come Roma. Poi, fino a che ha potuto ha dato alla squadra un gioco molto buono, bello, che per qualche stagione è stato definito il migliore del campionato. Era una squadra che si ritrovava bene, una squadra che giocava palla a terra, che aveva geometrie precise. Una squadra che faceva vedere anche eleganza, per certi versi. Una squadra che non cincischiava troppo in passaggi e passaggetti, era una squadra pragmatica con degli spunti di classe. Poi qualcosa si è rotto, però noi queste cose non le sapremo mai fino in fondo. Il tifoso immagina quello che può essere capitato, ma poi la verità non la saprà mai. Né a me Spalletti ha mai detto le cose come stavano. Per quel che riguarda la situazione della squadra si è sempre tenuto distaccato. Era un signore anche in questo, non amava parlare dei dettagli e dei rapporti con i giocatori. Io lunica cosa che ho capito è che lui aveva una grande stima di Totti, chiaramente. Gli piaceva lacquisto di Menez. Gli piaceva molto Vucinic, quando venne. Sapeva che cera da lavorare molto su di lui, ma sapeva che era un ragazzo che trovato un certo equilibrio avrebbe fatto la differenza. Era un allenatore giusto per una piazza come Roma. Il mio cruccio, però, è che un allenatore come Zeman stia a casa da anni senza lavorare. Mi dispiace perché è un allenatore molto particolare, che francamente non è mai stato messo davvero alla prova. Anche nelle prove disgraziate che ha avuto anche fuori dallItalia, è stato chiamato ad allenare squadre già fatte. Con Zeman non è così. Devi fare la squadra insieme a lui, non glie la puoi far trovare già pronta. Ha un modo di giocare molto particolare e molto divertente fra laltro. E questo non guasta in un momento in cui il calcio italiano è onestamente molto, molto noioso. Lui è un antesignano di un calcio atletico, moderno, veloce, rapido, che ti faceva subire tanti gol ma che te ne faceva anche fare tanti altri. Io sono legato a lui perché lui mi ha riportato allo stadio. Io mi ero allontanato nellepoca di Bianci (dice proprio così, ndr), Bianchi, come si chiamava lallenatore argentino Era un gioco veramente terribile ».
Chiudiamo un attimo la parentesi sportiva. A breve (il 5 gennaio) uscirà nelle sale il suo nuovo film, Io, loro e Lara. Ce ne dà una piccola anticipazione?
«Giusto qual cosina, perché il 30 dicembre ci sarà la conferenza stampa di presentazione. Interpreto il ruolo di un prete di oggi. Un prete moderno, che vive dallinterno i problemi di una società occidentale rappresentata da quella che nel film è la mia famiglia, una famiglia in completo dissesto. Mi sembrava unidea interessante, soprattutto se il prete in questione è un missionario che torna dallAfrica pieno di problemi, in crisi di fede e didentità. Insomma, è un uomo in crisi. Riceve il consiglio di tornare a casa dove i suoi familiari saranno ben lieti di sapere in questi dieci anni cosa ha combinato e parlare con lui dei suoi problemi. In realtà trova una famiglia a cui non frega assolutamente niente, non gli fanno mezza domanda sulla sua esperienza Africana, Si stanno sbranando per una casa, cè una guerra in atto tra fratelli contro il padre che si è sposato una badante. Cè lingresso di Laura Chiatti una sorpresa che come una scheggia impazzita andrà a complicare tutta la situazione di questa famiglia. Questa famiglia è rappresentata nel film come un dissesto occidentale, dove il fratello è cocainomane, la sorella è una psicologa che avrebbe bisogno di un neurologo lei stessa, mia nipote (nel film, ovviamente, ndr) è diventata unEmo (moda dei giovani che parte da un sottogenere musicale del punk-rock, ndr), mio padre ha dato fuori di testa perché vedovo e si è sposato una badante Trovo una famiglia che si sta scannando con il problema in più della Chiatti, quando a un certo punto ci sarà una coabitazione forzata con lei che rivendica delle cose Alla fine diventa un macello per questo prete, che sembra un pugile allangolo che prende cazzotti da tutte le parti. Attraverso questo impianto sono riuscito in qualche modo a rappresentare la figura del sacerdote in maniera molto umana, molto vera. Non una figura stereotipata, sul pulpito, come quelli che ho fatto io o che vediamo negli sceneggiati. Un uomo normale, dotato di gran buon senso e di una pazienza infinita, che viene risucchiato, ora dalluno, ora dallaltro, in problemi terribili, anche ridicoli, patetici per un uomo che sta soffrendo. La risata scatta per la difficoltà continua in cui viene messo questo, che vorrebbe parlare dei problemi suoi e invece viene messo in situazioni veramente catastrofiche, surreali».
Siamo lontanissimi da Don Alfio di Un sacco Bello, mi sembra di capire.
«Vabbè, quelli erano prove di una vecchia figura di sacerdote. Adesso ci sono sacerdoti diversi, ne ho conosciuti molti, e, per dire una frase forse banale, sono persone normali, con cui puoi parlare di tutto. Non cè quella distanza di tanti sceneggiati, con quel moto stereotipato che ho sottolineato in personaggi come Alfio, o il prete dalla predica lunga di Viaggi di Nozze, o anche il prete finto di Acqua e Sapone. Qui sono altri temi, inseriti in una commedia brillante. Il film, però, alla fine vuole raccontare anche la figura di questi preti che ho incontrato soprattutto nelle periferie (mi sono documentato sullargomento) sacerdoti giovani veramente bravi nelle loro parrocchie, capaci di stabilire un filo di dialogo molto vivo con la platea. Non pontificano ma chiacchierano, in modo molto approfondito, moderno, dove non cè più quel senso di sacralità e di distacco e di distanza come spesso avviene in alcune parrocchie del centro, sempre meno frequentate. Mentre quelle periferiche lo sono sempre di più. Cè una figura del prete che non viene mai raccontata. Il cinema italiano attraverso Mastroianni, Sordi, Aldo Fabrizi , Fernandel ne ha fatti tanti di preti. Io lho voluto rappresentare come un prete dotato di un grande buon senso, con dei principi molto forti però totalmente in crisi, in contrasto con la follia della società di oggi. Per me è stata una sfida: far ridere, inserire un prete in una commedia, soprattutto una commedia fatta di equivoci, non era affatto facile, anzi, era molto complicato. Cè stato un lavoro di scrittura enorme. Ma la forza del film è nella recitazione, ogni attore che ho avuto è stato superlativo. La Chiatti, nel ruolo di Lara, rappresenterà una ragazza di oggi, con duemila problemi, un personaggio tormentato, misterioso, ma folle. In contrasto col prete darà momenti di grande brillantezza al film. Alla fine il prete riuscirà a mettere a posto questo mosaico disastroso. È un messaggio di concordia tra gli esseri umani in totale dissesto lo dà, con immagini molto significative. È un film che ho voluto dedicare a mio padre, e quindi ho cercato di farlo nel migliore dei modi».
Argomenti seri, profondi
«Serio è serio, ma ho dovuto fare lequilibrista, cercare di far ridere e mantenere credibile il mio personaggio. Ma si parla sempre di una commedia. Il film non ha nulla di moralista e bigotto, nasce da un moto di sincerità da parte mia. Ma non si parla di crisi della fede. Cè anche quella ma non è quello il problema. È una commedia di equivoci, di sorprese continue».
Dal suo sito mi ha colpito una frase: Sogno che gli italiani finiscano di vivere in una commedia allitaliana.
«E una speranza Credo riguardi tutti quanti, tutti noi. Vorremmo che quello a cui stiamo assistendo che a volte è più tragico che comico ci porti a ridisegnare un senso etico delle cose. Ma detto senza facile bacchettonismo. È che francamente non se ne può più aprendo i giornali e guardando i telegiornali vediamo sempre più spesso notizie pecione, di un popolo sgranato, amorale, sempre cose così cè bisogno di un po di serietà, da parte di chi ci governa, serietà anche da parte dei cittadini. Va rifondato un senso civico nelle persone, ma ci vuole anche serietà da parte di chi ci governa. Abbiamo avuto troppi, troppi cattivi esempi che non hanno fatto bene. Quella frase vuol sottintendere che cè molta superficialità, si è persa lindignazione, i valori etici molte cose, è un moneto brutto, delicato. Si sente il bisogno che le nuove generazioni prendano il posto a fatica, perché li fanno faticare, ritrovano i posti a quelli che devono andare in pensione. Si spera che le nuove generazioni si siano stancate di questa Italia, paese molto provinciale dellEuropa, e diano un po uno spessore. Certo, la vedo molto dura e sarà un lavoro molto faticoso. Ma la vedo molto dura. Speriamo vada così. Speriamo. Perché non se ne può più».
Torniamo a temi meno impegnativi: come ha vissuto il tifoso Carlo Verdone il ritorno alla vittoria nel derby?
«Un derby diverso, hanno giocato entrambe le squadre abbastanza male. Una brutta partita. Una partita in cui a un certo punto ci è andata bene perché abbiamo preso i tre punti. Ma se devo dire che è stato un derby che mi ha dato dei patemi danimo, francamente no. Perché le due squadre stanno faticando tutte e due a livello societario, cè un po di confusione. Abbiamo avuto delle partenze un po così. Il gioco è quello che è. Non è stato il derby cinque-sei anni fa. È stato un derby in tono minore dove, fortunatamente per noi, un episodio, la velocità di esecuzione di un terzino, alla fine lha messa dentro. Ma non lho vissuto come i vecchi derby, no. Anche perché il calcio in Italia, in facendo il paragone con il calcio che vedo in Bundesliga, ma soprattutto in Premier League e nel campionato Spagnolo francamente è tutta unaltra cosa. Certe volte crediamo di vedere uno sport totalmente diverso. Atleticamente non siamo a posto. È un calcio vecchio quello italiano. Ecco perché ero tornato a parlare di Zeman, che mi dispiaceva molto. Ci sono tanti bravi allenatori giovani. Ma poi se non cè esperienza vedi che succede? Gli vanno bene sei partite poi ne perdono quattro di fila».
A volte succede anche che quelli bravi vadano ad allenare in Russia
«Come Spalletti Anche se lì atleticamente sono molto forti, li ho visti giocare quando sono andato a San Pietroburgo per il Film di Veronesi (Italians, ndr). Sono meno raffinati di noi ma a livello atletico ci danno una grande pista. Oggi tutto il calcio è atletico».
Unaltra frase interessante dal suo sito: Gli antidepressivi sono i gol di Cristiano Ronaldo, Tevez, Torres e Messi. Qual è tra questi quello che Verdone vorrebbe vedere alla Roma?
«Beh, mi sembra che Ronaldo sia attualmente sia il miglior giocatore che cè, è un giocatore che ti può risolvere una partita in qualsiasi momento, è uno stratega deccezione, nei calci da fermo è insuperabile, cha dei colpi da paura poi, certamente la velocità di Torres e Messi è fantastica. Questi sono i giocatori che mi piacciano. Vedere i gol fatti da questi giocatori ti avvicina al calcio. Ti avvicina al calcio anche vedere quegli stadi inglesi in cui il pubblico è vicino al campo. Ma purtroppo noi, in Italia, siamo pronti per una cosa del genere? Insomma, francamente cè ancora da lavorare Io mi auguro che si arrivi anche a questo, vorrebbe dire che si è stemperata tanta tensione e lo si prende come un gioco. Un gioco che appassiona, che ci risolve la domenica. Ma non va preso come qualcosa di drammatico, perché sennò si allontanano le famiglie. E se si allontanano le famiglie gli stadi sono vuoti. Ecco, gli stadi vuoti in Italia sono davvero una cosa deprimente. È una cosa terribile, terribile Se vai in Scozia, lo stadio sarà più piccolino, ma è sempre, sempre pieno. Noi abbiamo dei grandi stadi dove vedi un pugnetto di persone da una parte, un pugnetto dalla altra, viene uno scoramento Lì, in Inghilterra, si divertono».
Visto che per riportare le famiglie negli stadi servono i grandi giocatori, parliamo del più grande giocatore della Roma. Francesco Totti. Comè il rapporto tra voi?
«Mah, ogni tanto ci incontriamo, non è che ci incontriamo spessissimo, però cè molta stima, quando lui fa una grande prestazione o un gran gol gli mando sempre un sms, oppure chiamo Vito Scala e me lo passa. Insomma, gli faccio sempre i miei complimenti e lo stesso fa lui quando vede un buon film mio. Cè uno scambio di stima da una parte e dallaltra. Purtroppo è difficile col lavoro che faccio io e che fa lui, incontrarci a livello privato, lo diciamo sempre tanto, ma alla fine non corrispondono le giornate, soprattutto quando cè un film mio o un campionato con una coppa per lui. Adesso siamo rimasti che dopo Natale avrei fatto una cosa io a casa mia. Adesso vediamo un po, lorganizzerò e cercherò di avere lui e Ilary a casa a cena».
Da un simbolo di Roma allaltro Come vive essere un emblema di Roma?
«Mah Sì..diciamo di sì (ride,ndr) Ma io non me ne accorgo, siete più voi Io vivo più da fan che da protagonista, e forse è stata anche la mia fortuna. Non mi metto molto a riflettere su quello che posso essere per la gente, raccolgo sempre molto affetto, molta cordialità certo, lunanimità non esiste ma devo dire che la maggior parte sono persone che mi incoraggiano e ringraziano. Questo mi fa sentire utile, utile come un antidepressivo privo di effetti collaterali per la gente. Se riesco per un paio dore a fargli dimenticare i problemi, o a farli riflettere su qualcosa, a farli divertire, a farli ripensare ad una scena, ad una battuta, sono cose importanti in una vita che ormai dà sempre meno spazio per il sorriso. Io ho questa forza di osservare, di pedinare gli italiani, la gente, lho sempre avuta. Sino a quando resterà in me questa voglia continuerò questo lavoro con serenità. Ma per raggiungere quello che ho ottenuto serve un grande senso di disciplina. Ci vuole una disciplina non solo nel lavoro ma anche nella vita, devi rinunciare a tante cose, aver pazienza per altre, ti devi fare una corazza veramente forte per sopportare tante cose. Anche tanti stress, intendiamoci, perché la preparazione di un film, girare un film, promuovere un film, attendere lesito di un film, sono stress bestiali. E per me ogni volta si ricomincia da capo, non mi sento mai arrivato. Cominciare questo film è stato come ricominciare da zero. Ogni film si ricomincia da zero, ho sempre lavorato così. E la mia vita è molto disciplinata. A parte il fatto che la vita privata non esiste o quasi, a meno che non me ne vada in campagna, o vada fuori. Però daltro canto è una cosa di cui vanno presi i lati positivi, perché tutto questo lho scatenato io,in qualche modo, con un lavoro sempre serio, sempre a favore del pubblico Io ho lavorato per il pubblico. Ho lavorato per me, perché volevo fare delle cose che mi piacevano, ma anche per loro, pensando a ciò che non voleva perdere il pubblico di me. A volte sterzando da una parte, a volte sterzando dallaltra».
Volevo chiederle se ha mai pensato ad un personaggio tifoso, ma a questo punto
«No, francamente no. Mi è bastato e avanzato quellaccenno di Ivano e Jessica quando lui monta nel più bellhotel di Firenze, ha di fronte a lui tutte le cose più belle del mondo, il campanile di Giotto, Piazza della Signoria, lui volta le spalle e vuole individuare lo stadio. Secondo me con quella frase ho già detto tutto. Poi con quel finale, con lei che va a dormire e già il loro matrimonio già stanco, e lui fa i tiri contro il caminetto, fa i calci di rigore, che è di uno squallore senza limite, ho già raccontato tutto».