Sul tetto del mondo ma senza fare la star. Leo Messi ha ricevuto oggi il Pallone d'Oro 2009 a Parigi ed è persino arrossito negli studi televisivi di Tf1. Un fenomeno quasi paranormale in un panorama di suoi coetanei che sembrano nati davanti alle telecamere. «Sono fiero», «sono contento», «è un onore»: questo e poco di più ha detto il calciatore più bravo del mondo poche ore dopo aver segnato una doppietta in trasferta con il suo Barcellona a La Coruna.
La pioggia a Parigi accompagna ormai come una tradizione irrinunciabile la consegna del pallone d'oro di France Football. Leo Messi, 22 anni - più giovani di lui avevano vinto a soli 21 anni soltanto Ronaldo e Owen - è arrivato con un bel vestito grigio e cravatta sullo stesso tono, gli stessi capelli di sempre, niente orecchini, niente sguardo di sfida, niente notti in discoteca da smaltire, soltanto l'ennesima splendida doppietta. In studio, fratelli e sorelle arrivati apposta da Rosario, dove mamma e papà seguono in tv le gesta del figlio più dotato.
Dopo il premio consegnato dal direttore della redazione di France Football, Denis Chaumier, è il tempo delle domande, che con Messi rimbalzano come su un muro di gomma. Fiero di essere il primo argentino, fiero di essere cresciuto nelle giovanili del Barcellona, «dedico il Pallone d'oro ai compagni», e così via. Per non parlare del sorteggio mondiale toccato all'Argentina: «sono tutte squadre temibili - dice - soprattutto la Nigeria, fanno un calcio molto fisico. Ma bisogna vincere sempre e presentarsi preparati il meglio possibile». Per Leo, il calcio è una passione e lo si vede da come abbraccia e bacia il suo Pallone d'oro: «è il premio più importante - dice - cosa vorrei dal futuro? Rivivere un anno come questo, è stato tutto bellissimo».
Certo, il mondiale è un'altra cosa: «e infatti mi piacerebbe rivincerne un altro l'anno prossimo, magari dopo aver vinto il mondiale». Nel futuro non vede altro che Barca e Argentina: «penso a fare bene con entrambe e basta. D'altra parte, il campionato spagnolo è il migliore insieme a quello inglese, tanto è vero che in finale di Champions ci vanno quasi sempre due squadre di questi due paesi». Si parla, inevitabilmente, di Diego Armando Maradona, il suo attuale ct in nazionale ma soprattutto il modello, almeno in campo. Colui che avrebbe potuto stravincere tanti Palloni d'oro ma che non ne ebbe neppure uno perchè allora lo vincevano soltanto gli europei: «è stato il migliore della storia del calcio, non ce ne saranno altri come lui - dice Messi con la faccia seria - perciò, è già un onore per me essere paragonato a lui». Il Pallone d'oro è in Francia, dove tutti parlano ancora, e tanto, di Thierry Henry e del suo fallo di mano. Il ritornello mandato a memoria da Messi è che «in campo le cose vanno molto velocemente, non si ha tempo per pensare, l'arbitro non ha visto e basta, finisce lì».
Me se a lui, Leo Messi, scattasse d'istinto una 'mano di Dio' al mondiale e segnasse un gol come quello di Diego Maradona all'Inghilterra nel 1986 avrebbe il coraggio di confessarlo all'arbitro? Per la prima volta, Leo non risponde a memoria. Ci pensa. Quindi risponde sicuro: «non lo so». Il Pallone d'oro scappa all'aeroporto, mercoledì c'è un «incontro cruciale di Champions in trasferta a Kiev» da preparare al meglio. Lui torna dai Blaugrana, il premio dorato si imbarca invece per l'Argentina, direzione Rosario, casa Messi.