
La Roma rimane saldamente nelle mani della famiglia Sensi, almeno per ora e nonostante i debiti della controllante Italpetroli nei confronti di Unicredit. Il senso di due ore di conferenza stampa della presidente Rosella Sensi, tornata a parlare in una conferenza stampa a inviti (niente diretta radio e tv, fuori le emittenti locali) dopo un silenzio probabilmente troppo lungo è questo, assieme al fatto che è possibile, se non probabile, un'altra cessione eccellente dopo quella di Aquilani.
«Vorrei rispetto - ha aggiunto la Sensi, costretta a girare con la scorta quando certe minacce per la mancata cessione del club si sono fatte troppo frequenti -: le critiche vanno bene, ma con rispetto, ora basta». Poi c'è stata un'ammissione: «in un momento di apparente difficoltà non è stata fatta sufficiente chiarezza, e per questo faccio mea culpa e sono qui».
Le vicende societarie sono al centro delle attenzioni, da almeno un anno ovvero quando si fece concreta la prospettiva che il club, quotato in borsa, potesse passare di mano. Cosa c'era di vero nelle voci sull'interessamento alla Roma da parte del magnate americano Goerge Soros?. «Ci sono delle indagini istruttorie aperte e in atto - ha risposto la Sensi - e per questo certe cose non posso dirle. Lo farò quanto tutto questo finirà. Ora posso dire che lo stesso Soros, attraverso il 'Sole 24 Ore, ha detto di non essere mai stato interessato alla Roma. Tacopina? Avremmo dovuto querelarlo, è vero, ma è un passo inserito nell'ordine delle cose da fare». E poi ancora: «L'inserimento degli arabi? Lo abbiamo smentito con un comunicato». Ma il caso Soros non è stato l'unica volta che si è parlato di un possibile interessamento al pacchetto di maggioranza della società giallorossa: ci sono stato anche, per bocca dei diretti interessati, l'interessamento del 'Signor Tachipirinà, ovvero Francesco Angelini (mai però sfociato in un'offerta concreta), e quello ben più concreto, almeno a parole, del gruppo rappresentato dall'agente Fifa Vinicio Fioranelli . «Ma non si è mai arrivati ad una conclusione - ha spiegato la Sensi -. Il 5 maggio scorso io e le mie sorelle abbiamo scritto una lettera con cui abbiamo spiegato di essere disposte ad ascoltare chiunque presenti un progetto e voglia il bene della Roma. Siamo pronte a farci da parte, fino a quel momento ci siamo noi. Io sono la proprietà e vi garantisco che con la Roma non ci mangio, perchè stiamo dando molto alla Roma e non viene dato un compenso alla mia famiglia». Ma sulla vicenda dell'agente Fifa italo-svizzero la presidente della società 3 volte campione d'Italia ha voluto aggiungere anche che «abbiamo ascoltato Fioranelli, ma non è andata come qualche tifoso sperava. In tutte le occasioni di cui si è parlato non siamo mai stati vicini ad una cessione, e comunque il margine decisionale è nostro, spetta a noi».
Come sono i rapporti con Unicredit? «Professionali, è normale che ci siano dei confronti, che su qualcosa non siamo d'accordo. Ma sono buoni». E la storia del commissario che Unicredit vorrebbe mettere per gestire la vendita del club? «È uno degli argomenti di discussione, ma non intacca il rapporto che abbiamo», ha precisato la presidente. Smentito anche il presunto interessamento del multimilionario russo Mikhail Prokhorov («non ne so nulla, e credo che se ci fosse stato qualcosa Unicredit ce lo avrebbe comunicato») e spiegato che «dal sottosegretario Letta a Palazzo Chigi sono andata per dei consigli, lui era amico di mio padre», è stato affrontato l'argomento mercato, e di una Roma che finora i 'colpì li ha fatti solo in uscita. «Il mercato va fatto - ha detto la Sensi - così come vanno fatte scelte tecniche.
La cessione di Alberto è stata sofferta ma averlo ceduto ad un club di rango è stato importante per lui che lo meritava. E poi ci vuole equilibrio: prima ho letto cose che hanno ferito Alberto, poi quando lo abbiamo ceduto è tornato un fenomeno». Ora potrebbero esserci altre cessioni: «Ce ne potrebbero essere altre - ha confermato la presidente - ma saranno scelte strategiche e non cessioni eccellenti, per completare la rosa. Il progetto c'è e va comunque avanti. Questo è un mercato strano che deve viaggiare sul momento. Il nostro budget? Certo non possiamo comprare Ibrahimovic». Poi un'ammissione: «ho sbagliato a non comprare Zarate, in quel momento i tifosi della Roma volevano giocatori affermati. Ma c'è anche da dire che a quel punto la Lazio già era vicina alla firma».
Ma almeno il rinnovo di Totti quando arriva? «Il suo prolungamento non è solo una scelta sentimentale, ma un investimento». Con queste premesse, quali sono gli obiettivi della Roma? «Arrivare quarti in campionato. Poi credo che le altre due competizioni a cui partecipiamo - Europa League e Coppa Italia - siano alla nostra portata: ma alla finale bisogna arrivarci». Vicenda stadio: «ci stiamo lavorando e non per guadagnarci, ma per trovare un posto e dare uno stadio al livello dei nostri tifosi. L'area l'abbiamo individuata, il terreno non è di nostra proprietà». Infine una risposta anche a chi le contesta i rapporti cordiali con l'a.d. del Milan Adriano Galliani, uno dei 'nemicì di suo padre Franco. «Mi ricordo tutto delle liti tra lui e mio padre - ha detto la Sensi - però mi ricordo anche che alla fine i rapporti erano di rispetto e corretti. E quando sono entrata in lega mi ha aiutato e rispettato in quanto figlia di Franco Sensi».