REPUBBLICA.IT (SISTI) - La sua autobiografia, secca, diretta, di una dolcezza amara, esce nel 2005. Anche lui, a 32 anni, era convinto di aver dato tutto o quasi:
Sono passati altri quattro anni. Non è cambiato molto. Sabato Ryan ha segnato il gol che ha aperto al Manchester la partita col Middlesbrough e messo i suoi in condizione di infischiarsene (per quanto è possibile) dell'esito dei match di Liverpool e Chelsea. Il "mago gallese" non ha bisogno di nascondere i capelli bianchi per barare sull'età. Non ha piedi da invidiare, né cuore da prendere in prestito.
Nessuno, a vederlo correre oggi, mentre accetta persino di affiancare Carrick o Scholes al centro dopo aver passato una vita da esterno, una vita a spianare l'erba, a tagliare il campo da una parte all'altra, capace di inventare la giocata di prima ma anche di aggredire le difese palla al piede (in questo un antesignano di Kakà): davvero nessuno gli darebbe 35 anni. Con quella di sabato, Giggs ha collezionato 801 presenze con la maglia color rosso diavolo. Una uguale all'altra per intensità, tutte diverse fra loro se l'analisi si sposta sulla qualità. E ha vinto ancora: due Premier (una terza in arrivo), un'altra Champions, due Coppe di Lega, un mondiale per club. Per scaramanzia si tace l'eventualità che possa vincere anche la finale di Roma fra tre settimane. Un fenomeno, una "left wing" d'altri tempi. Se non ci fosse gente come lui, signori distinti che non hanno problemi a sudarsi pure l'anima, il calcio di oggi faticherebbe a respirare.
Giggs sta al calcio contemporaneo come certe canzoni di Springsteen 60enne stanno alla realtà di oggi. Penetrano. Nel vortice dei successi dello United, Giggs siede alla stessa tavola del suo padre putativo Sir Alex Ferguson. Soltanto per un cavillo burocratico, probabilmente, avendo vinto quanto il suo tecnico (che ha iniziato a vincere con lui in campo...), Giggs non è ancora baronetto. Ferguson lo volle allo United quando il ragazzo aveva appena 14 anni. Per colmo d'ironia il ragazzo aveva effettuato pochi giorni prima un provino col Manchester City. Scartato: "Ero stupito - ammise il tecnico scozzese - da come sapeva già gestire i ritmi di una partita...".
Lo andarono a prendere nella sua casetta di Swinton con una Mercedes. Nel serbatoio di quella Mercedes la benzina non si è mai esaurita. "Ferguson è stato colui che mi ha sollevato dal niente dei miei dubbi adolescenziali". Dubbi che Ryan riceveva ogni giorno sotto forma di sganassone direttamente dalle calde mani di suo padre, Danny Wilson, giocatore di rugby dello Swinton. L'ineffabile Danny scappò di casa quando Ryan aveva solo 13 anni. Il padre prima in fuga e poi assente trasformò l'indirizzo di casa Wilson in una rete piena di palloni, una partita esistenziale persa prima ancora di venir giocata. E non che prima fosse diverso.
Il ricordo che Giggs ha del padre è un misto di sensazioni "complessivamente mortificanti, perché dietro non c'era nessuna emozione" e di tenerezze inconfessabili. Ryan portava la borsa al padre fino alla fermata dell'autobus e, una volta salito, non si sentiva nemmeno ringraziare. Anche l'ultima volta che lo vide andò così. Eppure: "Mio padre era stato il mio primo eroe, lo andavo a vedere tutte le domeniche, era bravissimo". Un eroe che però maltrattava la moglie, la mamma di Ryan, Lynne Giggs, e picchiava i figli.
Una volta sganciatosi dalla famiglia Wilson sarebbe sparito per sempre. Come inghiottito da un immaginario spogliatoio, sotto la doccia, nello scarico dell'acqua. Cinque anni dopo Ryan si sentì talmente vicino a sua madre da aver voglia di cancellare il nero padre inglese. Via il cognome Wilson, Ryan prese il nome gallese della famiglia di lei, Giggs, e la sua nazionalità (ecco perché non è baronetto...). Decisione difficile da prendere, a 18 anni.
Ora Giggs, dopo 26 titoli complessivi, 148 gol e la già citata scarica inarrivabile di presenze (801), accoglie i nuovi. Va a prendere Macheda all'aeroporto. Pungola Rooney e Ronaldo con battute istruttive: "Voi siete diventati uomini quando eravate già ricchi...". Sente che il suo passato lo ha forgiato al punto da non doversi mai sentire in pericolo: "Tranne, forse, per un attimo, nel 2004, al momento del rinnovo del contratto". Colpa di un'incomprensione: "Ma anche colpa anche dell'Arsenal che ci aveva fatto sentire piccoli e in difficoltà. Allora pensai che potevo anche mollare la squadra, o smettere del tutto".
Fu proprio in quei giorni, quasi ritrovando i toni amari dell'infanzia, quando credeva di non potersi meritare niente, che in risposta all'interessamento di Moratti se ne uscì dicendo: "Speriamo che Moratti sia interessato a me anche quando avrò 35 anni". Aveva appena rinnovato con "suo padre" Ferguson, apponendo su un pezzo di carta intestata la stessa firma che poco tempo fa ha sigillato l'accordo che lo legherà al Manchester fino al 2010. Dopo forse (già sta studiando) diventerà tecnico del Galles al posto di John Toshack: "E quando smetterò non starò lì a rimuginare sul fatto di non aver mai disputato un mondiale con la mia nazionale".
Perché Giggs, per quanto può sembrare un paradosso, non ha mai disputato un mondiale. Guarda caso come George Best. "Le parole che fecero cambiare di nuovo rotta alla mia vita le pronunciò un giorno Ferguson: "Il mio ufficio è sempre aperto". Lo è ancora. Come 21 anni fa.