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Motta senior: "Mio figlio grande grazie a Rocca"

13/02/2009 alle 08:55.

IL ROMANISTA - Lomagna è un comune di circa 4.000 abitanti che sorge in Brianza, nel Meratese, territorio della provincia di Lecco. Il paesino si estende su una superfice di 3 km quadrati nella quale vivono circa 1.500 famiglie. Una realtà raccolta, intima, quasi familiare. È qui che Marco Motta muove i primissimi passi da calciatore, sotto gli occhi vigili e attenti di papà Ercole: «Anche se devo dire che è stato il fratello a spingerlo di più in questo mondo. Di calcio ci ho sempre capito pochissimo», ammette Ercole. Suo figlio a 8 anni andò all'Atalanta. Ci ha messo quindici anni per arrivare in una grande squadra. Tanti sacrifici ripagati. Finalmente.

Suo figlio a 8 anni andò all'Atalanta. Ci ha messo quindici anni per arrivare in una grande squadra. Tanti sacrifici ripagati. Finalmente.

«Senza dubbio. Ricordo quando portavo lui e il fratello ai campi di allenamento dell'Atalanta. Tutti i giorni avanti e indietro con due borse. Era un impegno non indifferente. Ma alla fine Marco ce l'ha fatta. Siamo tutti orgogliosi di lui».

E il fratello?

«Massimiliano ormai ha smesso. Ha 30 anni e lavora come promotore finanziario. Però si diverte a giocare in prima categoria con buoni risultati».

Ha avuto modo di vedere Marco da quando è diventato giallorosso?

«Ci siamo incontrati mercoledì a Trieste dove ha giocato con l'Under 21. Inutile dirvi che era al settimo cielo. Mi ha riempito la macchina di giornali romani che parlavano di lui. Per lui è un'opportunità incredibile».

Come mai a Udine è andata male?

«Guardi, non l'ho mai capito e credo che non riuscirò mai a capirlo. Anche i dirigenti friulani non sono stati così limpidi nelle dichiarazioni. È acqua passata, è un capitolo chiuso, fortunatamente se ne è aperto un altro più bello».

Marco com'è fuori dal campo?

«È un ragazzo tranquillo, come ce ne sono tanti della sua età. Si è diplomato all'istituto professionale di elettronica e informatica. Andando via di casa a 18 anni, ha fatto tante esperienze fuori, ha frequentato tanti ambienti, di conseguenza è maturato in fretta».

Qual è l'allenatore che ha contribuito di più alla sua crescita?

«Ne ha avuti tantissimi: da Cosmi a Novellino per arrivare a Spalletti. Ma quello che per lui è sempre stato un riferimento importante è Francesco Rocca. Hanno avuto sempre un'ottima intesa».

Ritiene che potrà soffrire il salto da una realtà a misura d'uomo come Udine a una piazza grande e tentacolare come Roma?

«Non credo. Questa è per lui la chance più importante della carriera, non la fallirà».

Ha già trovato casa?

«No, non ha avuto neanche il tempo di cercarla. Per ora vive nel pensionato di Trigoria».

L'esordio all'Olimpico è stato positivo. Addirittura sono arrivati pure gli applausi dei romanisti.

«Quella è stata una bella sorpresa. Non ci aspettavamo che l'allenatore lo facesse giocare subito, pochi giorni dopo essere arrivato. Ci siamo radunati tutti davanti alla tv per seguire la partita. E non nascondo che ci siamo emozionati».

Può svelare per quale squadra tifava da bambino?

«Milan».

Domenica la Roma va a Bergamo contro l'Atalanta e, probabilmente, Marco sarà titolare. Lei sarà in tribuna?

«Senza dubbio. È stato lui stesso a darmi l'appuntamento. Mi ha detto: "A domenica, papà, ci vediamo all'Azzurri d'Italia"».