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CORSERA - Sarà pure per il nervosismo, la tensione, lo stress, ma che centra il Padreterno? Sempre più presente in campo, sugli spalti, in panchina. Qualcuno protesta, qualcuno viene sgridato, pochissimi squalificati, molti ripresi in tv. Ma la bestemmia nel calcio cè è si diffonde. Sulla carta si rischia lespulsione, nella realtà molti chiudono le orecchie e tirano avanti. Tanto più che ora cè anche limprimatur del ct numero uno del calcio italiano. «Chi impreca lo fa più per istinto e per rabbia che per mancanza di fede o per offendere Dio» sostiene Marcello Lippi in unintervista al sito papanews.it. In fondo, racconta, è capitato anche a lui, che poi è pure di Viareggio, e «in Toscana la bestemmia è quasi utilizzata come un intercalare, ma è stato un attimo e non per astio verso Dio. Perciò io non trasformerei in un dramma le bestemmie di un giocatore o di un tecnico, cè di peggio». Del resto, già anni fa, il ct campione del mondo dichiarò: «La bestemmia è cultura, un modo di parlare nostro toscano ». Aveva appena imprecato dalla panchina dopo un gol preso dalla Slovenia.
Ma la sua giustificazione non piace a monsignor Gianfranco Ravasi che presiede il Pontificio Consiglio per la cultura e su papanews. it gli risponde: «Se perfino il ct della Nazionale di calcio non condanna questo fenomeno, ci sarà poco da fare. Le sue parole sono gravi e rappresentano il decadimento e limbarbarimento non solo del calcio ma di tutta la società moderna», perché «la bestemmia è sempre volgare e mai giustificabile, è unoffesa grave verso il Signore di cui non cè più coscienza». In più, chi bestemmia davanti a milioni di telespettatori «lancia questo segnale diseducativo verso una platea vastissima, rischiando di creare gravi conseguenze». Per questo, pochi giorni dopo essere diventata la presidente del Bologna, Francesca Menarini chiese ai suoi giocatori di «evitare le bestemmie in campo». Nessun divieto, spiega ora, «ho solo ricordato che è un atteggiamento deplorevole e diseducativo per chi segue il nostro sport», perché «la bestemmia è sempre una gravissima forma di offesa, al di là delle convinzioni religiose». Lallarme lo lanciò nel 2004 il presidente del Coni Gianni Petrucci che si lamentava: «Non è possibile continuare ad assistere in silenzio alle bestemmie. Se nessuno prende posizione, lo faccio io», anche perché «se un giocatore manda a quel paese lallenatore, tutti sono pronti ad interpretare il labiale ed indignarsi». Tre anni prima, nel 2001 cera stato pure un giro di vite che vide attuare la squalifica per bestemmia di tre allenatori in poche settimane, Silvio Baldini, Giovanni Vavassori e Walter Novellino. Ma la battaglia durò poco, tanto che nel 2006, Luca Toni manifestò in mondovisione il suo «disappunto» per un gol mancato in Italia-Romania. Oggi lespulsione per bestemmia è ancora prevista, spiega lex arbitro Paolo Casarin che condivide le parole di Ravasi («non si può giustificare limprecazione verso Dio»), ma è più facile vedere il cartellino rosso se ad essere insultato è larbitro.