Vieri depresso: colpa dei pedinamenti

11/12/2008 alle 17:00.

EUROSPORT (PIUMA) - Ora sta bene, fisicamente e di testa. Christian Vieri è tornato al gol domenica scorsa nel match vinto dalla sua Atalanta con l'Udinese. Non gli capitava da tanto, troppo tempo. Molti problemi fisici che avevano scalfito il suo fisico, ma anche tante distrazioni, tante preoccupazioni e anche una forma di depressione che ha rischiato di costringere Vieri ad appendere le scarpette al chiodo.

Il 35enne attaccante, infatti, ha depositato alla decima sezione del Tribunale civile di Milano una perizia medica in cui si evidenzia l'origine della sua depressione. Nei fascicoli, Vieri, non ha nascosto che i suoi problemi sono sorti nell'autunno 2006, quando venne a conoscenza dai giornali che, nell'ambito dell'inchiesta Telecom, era stato trovato un dossier su di lui dal quale emergeva che era stato pedinato. "Volevo lasciare il pallone, la passione della mia vita. Ancora oggi non riesco a capire perché mi hanno controllato" - ha spiegato l'attaccante.

Non solo pedinamenti, ma anche l'appropriazione dei tabulati telefonici. Nell'aprile del 2007, Vieri ha fatto causa a Telecom e Inter chiedendo un risarcimento per danni all'immagine, alla vita di relazione e per mancati guadagni. Dopo che i pm di Milano hanno chiuso l'inchiesta, il legale di Vieri ha depositato nella causa civile la perizia medica e alcuni atti dell'indagine penale.

"Ho passato un periodo in cui non uscivo più di casa, ho cominciato ad avere paura di tutto e a sospettare di tutti, io che non avevo nulla da nascondere. Ora vedo le cose in modo diverso, sono più sospettoso e diffidente" - ha aggiunto il bomber che non ha risparmiato durissime critiche alla sua ex squadra, l'Inter - Forse stavo attraversando un periodo in cui non facevo gol. È normale per un calciatore, può succedere. Loro evidentemente credevano che passassi le notti in discoteca, che non mi allenassi. Ci voleva poco per saperlo. La mia vita è limpida, non ho segreti. Solo casa e lavoro. Professionisti come me ce ne sono pochi nel calcio. Mi hanno pedinato di nascosto. Non si può giocare con la vita della gente".

Bobo non ha risparmiato nemmeno il suo ex Presidente, Massimo Moratti. "Con lui avevo un rapporto ottimo, quando segnavo. Poi le cose sono cambiate. Moratti ha dichiarato alla giustizia sportiva di non aver mai chiesto al capo della sicurezza Telecom, Giuliano Tavaroli, di intervenire. Le prove che abbiamo depositato contraddicono le sue affermazioni. Ora ho tutta l'intenzione di far chiarezza su questa storia. Non per soldi, ma per giustizia. Ho subito danni pesanti perché non avevo la testa per pensare a nulla".