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IL ROMANISTA (ODDI) - Van Gogh morì povero e sconosciuto, Totti smetterà di giocare da leggenda vivente del calcio non solo romano ma nazionale. Ci sarebbe riuscito anche se la sua carriera fosse finita con linfortunio del 19 aprile contro il Livorno, persino se il chiodo per appendere gli scarpini lo avesse martellato al muro Richard Vanigli due anni prima: chi è costretto a smettere nel pieno della carriera ha una corsia preferenziale per la leggenda, come James Dean, Frank Zappa, Marco van Basten o il nostro Francesco Rocca.
da leggenda vivente del calcio non solo romano ma nazionale.
Ci sarebbe riuscito anche se la sua carriera fosse finita
con linfortunio del 19 aprile contro il Livorno, persino se il chiodo
per appendere gli scarpini lo avesse martellato al muro Richard Vanigli
due anni prima: chi è costretto a smettere nel pieno della carriera
ha una corsia preferenziale per la leggenda, come James Dean,
Frank Zappa, Marco van Basten o il nostro Francesco Rocca. Il Dio
del calcio ha deciso diversamente, il professor Mariani è stato il suo
profeta: tra Platini e Stanley Matthews, cè un abisso, il romanista si
fermerà a metà. Il francese ha smesso di giocare a trentadue anni,
linglese ha vinto il Pallone dOro a quarantadue (sarebbero quarantuno,
ma per uno che è nato il primo febbraio
), Totti, che dOro
ha solo la Scarpa, oltre ovviamente al piede, forse senza neppure ren-
V
dersene conto ha fatto la media, dichiarando di voler smettere a trentotto.
Lanno dei Mondiali, quelli del 2014, anche se poi Francesco
non è sicuro neppure di giocare quelli del 2010, con tutto che sono
in parecchi a pensare che se Lippi chiamasse lui risponderebbe presente,
e se Lippi sapesse per certo di avere una risposta quella chiamata
partirebbe di sicuro.
Che i due si stimino è cosa nota, che i due si parlino è cosa di dominio
pubblico, che la partecipazione a un terzo mondiale, dopo la
vergognosa esclusione del 1998, la sfortunata partecipazione del
2002 e il trionfo del 2006, non sarebbe strettamente necessaria per
una consacrazione già avvenuta da tempo, è un puro e semplice dato
di fatto. Come quello che il fuoriclasse di Via Vetulonia, contando anche
gli esordi, le due presenze nellanno di Boskov, troppo vecchio e
troppo marpione per lasciarsi sfuggire loccasione di entrare nella storia
battezzando lesordio dellequivalente calcistico del Messia, le salutari
panchine che gli somministrava in dosi decrescenti Carletto
Mazzone, e lamaro calice di mesi di rieducazione e fisioterapia in tempi
recenti, ha una media di 34 partite a stagione, di cui 26 in campionato.
La media di gol fratto partita invece è di 0,419, mantenesse anche
quella potrebbe chiudere a quota 210. Già adesso davanti a lui ci
sono solamente dieci giocatori, nessuno dei quali in attività, neppure
il suo rivale più rispettato e stimato, Alessandro Del Piero, che nonostante
i due anni in più è fermo a 159 gol, contro i 169 del romanista,
che ha già nel mirino il centravanti che lo farebbe entrare nella
top ten dei marcatori della serie A, Amedeo Amadei (174), che oltre
ad essere un suo estimatore ha uno dei pochi record romanisti che
non gli appartengono, quello dellesordio più precoce.
Ciò che non uccide rende più forte, tramanda la saggezza popolare,
un luminare come il professor Dal Monte ce lo ha confermato, facendoci
sapere che i mesi passati lontano dal campo per i due gravi
infortuni rimediati contro Empoli e Livorno li recupererà senza problemi
allungando la carriera, visto che il fisico, paradossalmente, ha
tratto beneficio dallinterruzione del ciclo continuo di calci, botte e
entrate da dietro che deve subire ogni maledetta domenica, e magari
pure il sabato e il martedì, da difensori catechizzati al massacro sportivo.
Obiettivo 210 gol, e se ci riuscisse per davvero resterebbe un solo
giocatori davanti a lui, Silvio Piola, leggenda non più vivente della
più nobile delle decadute, la Pro Vercelli, Campione del Mondo come
Francesco, senza però riuscire a vincere uno scudetto, conseguenza
quasi inevitabile per aver scelto di giocare nove anni con la Lazio. Aveva
quarantanni e sei mesi il centravanti piemontese quando segnò
per lultima volta in serie A, a quelletà Totti, che non raggiungerà mai
le sue 537 partite (la proiezione di cui sopra dice 403 in campionato,
e 520 in totale), avrà da tempo altro a cui pensare, figli, famiglia e quel
nuovo incarico in divisa di rappresentanza che è scritto anche sul suo
contratto, che prima o poi dovrà essere prolungato. La cifra tonda,
trecento gol in gare ufficiali, è un sogno non ancora vicino ma