GASPORT - Altro che «nessun big verrà ceduto», come è stato un paio di volte assicurato da presidente e dirigenti della Roma. Sempre che non si voglia considerare Mirko Vucinic un giocatore di prima fascia, e, anzi, un buon elemento, ma tutto sommato facilmente sostituibile. Sul feeling di Luciano Spalletti con lattaccante montenegrino, sono pieni gli archivi dei giornali sportivi. Si ricordano, in effetti, numerosi interventi dellallenatore toscano sulla questione.
Ecco, un genio a suo modo. Ma i geni non si buttano via. Si tengono stretti. Un anno fa, il Manchester United offrì 22 milioni di euro per Mirko, e tra qualche giorno lofferta potrebbe salire a 25. Non saranno mica tutti fessi, Ferguson e soci. Vucinic via, è un peccato mortale. Una grande opportunità sprecata. È come avere il pane (il talento) ma non i denti (i soldi per tenerlo). E invece, Spalletti ha scelto. Chi butta giù dalla torre? Non che sia stato facile, anzi. Avrebbe voluto dire «tengo tutti, non voglio fare torti a nessuno». E invece, gli hanno fatto il giochino: chi possiamo vendere, Vucinic o uno tra Juan e Mexes? Duro il mestiere dellallenatore, soprattutto se la tua società, almeno finché cè, deve vendere, e bene, per fare mercato. Vucinic, ha detto Spalletti, sicuramente col cuore a pezzi.
Lallenatore ne fa anche una questione di spogliatoio: ritiene Mexes e Juan grandi difensori e leader autorevoli (e ieri il brasiliano ha tuonato «lanno prossimo dovremo fare molto meglio»), loro sì elementi insostituibili. La Roma gongola, si fa per dire. Perché se davvero il Manchester United dovesse offrire 25 milioni (e Vucinic ci andrebbe di corsa, come biasimarlo?), quasi tutte le esigenze di cassa verrebbero soddisfatte senza privarsi dei veri big (De Rossi in testa) e il mercato giallorosso potrebbe finalmente spiccare il volo.




