LA SFIDA NELLA SFIDA: De Rossi vs Marchisio

Esclusive
giovedì, 08 dicembre 2011 alle 19:34
LAROMA24.IT – Daniele De Rossi, cuore e mente dell’As Roma, dove è nato, cresciuto e sventola. Argomento: Marchisio. Pensieri: “Claudio sta avendo una crescita incredibile. Anche quando sembra che sia diventato un giocatore completo, che si sia stabilizzato, continua sempre a stupire con grande personalità. Se non lo è già, credo che diventerà uno dei più forti centrocampisti del mondo”.
PARTENZE – Diversi, dal principio. Ostia e Andezeno, per cominciare. Il mare di De Rossi, la montagna di Marchisio. Naturalmente, il primo nasce sotto il sole caldo di luglio, il secondo vede la luce in un rigido gennaio. Estate ’83, fiocco azzurro sul portone di casa De Rossi, bandiere giallorosse sui balconi per il secondo scudetto romanista. Roma prima, Juventus seconda, divise da 4 punti. Inverno ’86, mentre il piccolo Daniele già sviluppa la vena sul collo, a casa Marchisio arriva Claudio nel giorno in cui Platini e compagni pareggiano 1-1 a Pisa, senza compromettere il primato che conserveranno fino a maggio. Stavolta, a colorarsi sono i terrazzi di Torino. Juventus prima, Roma seconda, divise da 4 punti. Un palindromo calcistico, rispetto a 3 stagioni prima. Era semplicemente tornata la normalità.
PERCORSI – Simili, nel frattempo. Infatti, per raggiungere le squadre della vita, bastano una manciata di chilometri. E’ ancora un bambino quando ci arriva Marchisio: a sette anni è già vestito di bianconero. Più formato De Rossi, che approda a Trigoria a dodici anni. Entrambi non si staccheranno mai, se si esclude la parentesi dello juventino all’Empoli, giusto un anno, utile per capirne appieno le capacità. Crescono, e in fretta, così da sgusciare fuori dalle accademie ben presto. Arriva l’altro punto di contatto, dal palmares ingombrante almeno quanto la mascella. Fabio Capello, dopo aver fatto esordire il biondo centrocampista nel 2001-02, nella Juventus che sarà sbiadita da Calciopoli, fece traversare il guado dalla Primavera alla prima squadra anche al piemontese. Allenamenti e convocazioni, ma non ancora debutto. Arriverà, nell’inedita cornice della cadetteria l’anno successivo. Deschamps, per la risalita dagli inferi, poggerà il suo centrocampo proprio su Marchisio.
Da novizio a punto fermo. Tempo stimato: una stagione. Che De Rossi trascorre a Roma, con 7 presenze, osservando il mestiere di Emerson e Tommasi, mentre Marchisio trasloca momentaneamente a Empoli, dove raggruppa 25 presenze in A nella stagione 2007-08. L’annata in cui il dirimpettaio romanista scopre gli effetti del trionfo a Roma, con l’accoppiata Supecoppa (alzata grazie ad un suo gol su rigore) e Coppa Italia, bis dopo la coccarda del 2007. Ad unirli, ancora, ci ha pensato l’azzurro nazionale. Al fianco, nel mezzo dell’Italia, per ingioiellare quel centrocampo diretto e musicato da Pirlo. Di nuovo diversi, quasi in collisione, nel giugno del 2010. Claudio ha (avrebbe?) modificato l’inno nazionale, per goliardia o chissà che, in un
‘Roma ladrona’. Daniele, per togliere eventuali dubbi, nell’occasione successiva è ‘casualmente’ finito al fianco del compagno, scandendo chiaramente il testo corretto.
TRAGUARDI – Centrocampisti moderni, li chiamano. Quelli in grado di fare tutto, senza influire sulla qualità. Oggi, le zone di competenze sono variate: con il giallorosso a fare da scudo davanti alla propria retroguardia, limitando quegli inserimenti che invece hanno consentito al bianconero di siglare 18 gol in 5 stagioni di A, 8 dei quali in questa prima parte di campionato. Caratteristica presente anche nel bagagli del capitolino, già marcatore per 54 gol in carriera.
“Dopo il derby, la partita più sentita”, giura De Rossi. “Una gara attesissima”, ribadisce Marchisio. Locandine di un Roma-Juventus che, inimmaginabile 30 anni fa, va in scena di lunedì e apre la frontiera del calcio in 3D, nonostante Claudio e Daniele conoscano una sola dimensione. Opposta, naturalmente.
Mirko Bussi

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