CURVA SUD e CUCS: un connubio perfetto

09/01/2009 alle 20:21.

LAROMA24.IT - Il Commando Ultrà Curva Sud (CUCS) è stato un gruppo organizzato di tifosi della Roma, nato, cresciuto e scomparso in Curva Sud. La data di nascita fu il 9 gennaio 1977, in occasione della gara Roma-Sampdoria (terminata con il punteggio di 3-0 per la squadra di casa) e seguendo l'esempio dei primi gruppi di ultras italiani che si davano da fare (su tutti, gli Ultras Granata del Torino), tutti i gruppi che si erano formati in curva (Guerriglieri della Curva Sud, Pantere, Boys, Fossa dei Lupi) decisero di unirsi in un unico gruppo organizzato. Prima di quell'anno la Curva Sud racchiudeva una miriade di gruppi e gruppetti, sparpagliati e frammentati, costituiti nel quartiere di appartenenza e senza un vero coordinamento. Il Commando fu il primo esperimento di amalgama tra i gruppi. Era un gruppo ultras nel vero senso del termine: gli adesivi dicevano "Col cuore in sud, con le spranghe in nord" e non c'erano certo raffigurati Paperino o Cip e Ciop. Ed è meglio lasciar perdere le SCRITTE che si leggevano sui muri di Roma! La persona più rappresentativa era Geppo.

Prima di quell'anno la racchiudeva una miriade di gruppi e gruppetti, sparpagliati e frammentati, costituiti nel quartiere di appartenenza e senza un vero coordinamento.

Il Commando fu il primo esperimento di amalgama tra i gruppi. Era un gruppo ultras nel vero senso del termine: gli adesivi dicevano "Col cuore in sud, con le spranghe in nord" e non c'erano certo raffigurati Paperino o Cip e Ciop.  Ed è meglio lasciar perdere le SCRITTE che si leggevano sui muri di Roma! La persona più rappresentativa era Geppo.

Dal 1977 al 1987 il CUCS fu uno dei più importanti gruppi organizzati italiani, tanto da esser diventato un esempio sia in territorio nazionale che europeo: era caratterizzato da un tifo continuo e compatto, sia in casa che in trasferta, ma cosa fondamentale era il fatto che non fossero vincolati da alcun tipo rapporto con la società. In quegli anni c'era una sintonia diversa tra i giocatori ed i tifosi: ad ogni gol, Roberto Pruzzo e gli altri attaccanti della Roma correvano a festeggiare sotto la curva; ma, soprattutto, i tifosi non venivano nemmeno scortati in trasferta dalla polizia.



Nell'estate del 1987 all'interno della tifoseria giallorossa cominciarono a nascere dei primi dissapori, quando alla Roma giunse l'ex laziale Lionello Manfredonia. La , prima dell'acquisto, era compatta nel chiedere a Dino Viola, l'allora presidente della Roma, di non ingaggiare il giocatore, perché - a dire dei tifosi giallorossi - resosi colpevole di dichiarazioni diffamatorie nei confronti dei tifosi della Roma, nonché condannato per aver venduto le partite della squadra in cui aveva sempre militato e di cui era tifoso: la Lazio. Per questo motivo fu esposto, il 26 aprile 1987, in occasione di Roma-Ascoli, in - la curva occupata stabilmente ed esclusivamente dai tifosi giallorossi dopo che l'11 marzo del 1973 ne erano stati allontanati i pochi tifosi della Lazio che ancora vi si recavano in occasione dei derby - uno striscione di una cinquantina di metri con scritto "Viola, non ci vomitare Manfredonia" e "Viola compra tutti tranne i venduti". Il presidente Viola decise comunque di acquistare il calciatore ed il tifo della si spaccò in modo irreparabile.

Il CUCS si divise, infatti, in due fazioni: una parte che diede vita al G.A.M. (Gruppo Anti-Manfredonia) che altro non era che il Commando Ultrà "storico"; mentre una seconda parte, che prese posto, all'interno dello stadio, sul muretto al lato della Tribuna Monte Mario, fondò il gruppo chiamato: "Vecchio CUCS". Anche grazie a questo piccolo ma intelligente stratagemma del nome, quest'ultimo gruppo cominciò ad acquisire una notevole consistenza e, via via, un'ottima capacità organizzativa.

I tifosi facenti parte del gruppo denominato Vecchio CUCS ritenevano che, essendo Manfredonia ormai diventato della Roma, che lo si odiasse o lo si amasse, non poteva essere fischiato e così la pensava la maggioranza dei tifosi della , nonostante il passato e gli episodi negativi nei quali il giocatore era stato coinvolto.

Il CUCS-GAM, invece, voleva rimanere fedele alla linea iniziale, continuando a contestare l'ex-laziale sin dal precampionato e per buona parte del campionato vero e proprio. I loro striscioni recitavano frasi quali: "Manfredonia boia, non ti ameremo mai" o "Manfredonia dacci le quote", inoltre, durante Triestina-Roma di Coppa Italia, venne esposto lo striscione "Manfredonia ti accettiamo", con delle accette disegnate. La situazione si aggravò particolarmente il 2 settembre 1987 in occasione di un Roma- di Coppa Italia giocata allo Stadio Flaminio. I CUCS-GAM innalzarono uno striscione con la scritta: "Indegno, levati quella maglia". Cominciò così a scatenarsi una violentissima rissa tra centinaia di persone.



: situazione allo sbando [modifica]


Dal momento della scissione del CUCS tutti i gruppi che avevano concorso a formarlo tornarono alle originarie posizioni: i Fedayn, che pur non avendo mai fatto parte del gruppo, avevano però sempre partecipato alle attività (il loro motto degli anni '70: "distruggere tutto ciò che non è giallorosso"), non parteciparono più ai cori e tifarono per conto loro; i Boys tirarono fuori di nuovo il loro striscione originale; il CUCS-GAM per difendersi dal Vecchio CUCS che reclamava la paternità del Commando Ultrà registrarono presso un notaio il nome e si astennero dal tifare quando Manfredonia scendeva in campo, rivendicando la scelta per ragioni di cuore.

Oramai la divisione era irriparabile a nulla servì che Manfredonia, soprannominato il "balordo" dalla parte della tifoseria che lo contestava, smettesse di giocare per problemi cardiaci: la carriera del calciatore si chiuse, infatti, il 30 dicembre 1989, quando lo stesso, nel corso di una partita contro il si accasciò a terra, vittima di un infarto. L'ala più dura e radicale del CUCS-GAM, al grido di "Roma e gloria", si distaccò formando un gruppo dal nome "Opposta Fazione", gruppo elitario che rifiutava ogni contatto con gli altri gruppi di tifosi romanisti, "colpevoli" di avere tradito "gli ideali dei veri ultras".

La fine della decade 'Ottanta è segnata da serissimi guai giudiziari lontano dagli stadi che coinvolgono personaggi storici del "commando" e gli associati "Er Macario" ed "Er Coca Cola", oltre che dalla prematura scomparsa di Geppo. Nel frattempo la politica iniziò a farsi largo in curva e la Sud da posizioni più vicine alla sinistra che l'avevano caratterizzata negli anni 1970, si spostò sempre più marcatamente verso posizioni di destra. Questa commistione tra sport e politica portò gran parte dei vecchi ultras a lasciare il tifo attivo allo stadio.

I membri più radicali del CUCS, che non si riconoscevano più nel gruppo, diedero vita ad un'infinità di gruppi che si formarono a secondo dell'ideologia politica o delle amicizie. Nella stagione 1993/94 il Commando venne riunificato o, meglio, alcuni tra i maggiori esponenti dell'ex CUCS-GAM decisero, "per il bene della Roma" di riunirsi con gli aderenti al Vecchio CUCS. Ma ormai era troppo tardi: il gruppo visse un declino lento ma costante e non riuscì più come un tempo a far presa sulle "nuove leve".



La nuova [modifica]


Tifosi giallorossi all'OlimpicoLa situazione cambiò radicalmente alla prima partita interna del campionato del 1999/2000. In occasione di Roma-Inter si verificò un "cambio della guardia" un po' turbolento che sancì il definitivo declino del CUCS e la nascita del nuovo gruppo maggioritario: gli A.S. Roma Ultras.

Dal 12 settembre 1999 il CUCS non espose più striscioni, che ricomparvero soltanto nella partita Roma-Milan della stessa stagione, innalzato a metà curva per ricordare la scomparsa di uno dei membri storici del gruppo ultrà, ma alcuni tra i suoi componenti scelsero comunque di rimanere in , dove raccolsero, col passare degli anni, diversi nostalgici del gruppo, giovani e meno giovani, che tentarono invano una rifondazione dello stesso. Alcuni di essi, sul finire della stagione 2003-2004, riportarono un drappo Ultrà Roma di piccole dimensioni in una serie di trasferte, ma dissapori e vecchi rancori con ex componenti del CUCS stesso e con il resto della curva posero presto fine anche a questo ultimo tentativo.

Nel corso delle prime tre stagioni alla "guida" della curva gli AS Roma Ultras riuscirono a ridarle un'identità che era andata smarrita inventando nuovi cori, ripresi da varie tifoserie in tutta Italia ed anche in Europa e tifando in modo coreografico, pur senza i tamburi che avevano contraddistinto la Sud fino al 1999. La storia degli ASRU sembrava essersi chiusa in ascesa, con l'autoscioglimento proclamato il 1º marzo 2002, allorquando il direttivo del gruppo si era reso conto che le nuove dinamiche dei gruppi ultras presenti in curva non consentivano più di raggiungere gli obiettivi prefissati.

Considerato che nessun gruppo si fece poi avanti per prendere le redini della curva il gruppo si ricompose, rafforzato, nell'estate dello stesso anno. Tuttavia i dissensi ed i rancori personali, legati a diverse concezioni del tifo e del modo di essere ultras, ancora nella stagione 2003/04 impedirono di avere una curva del tutto unita e gli stessi AS Roma Ultras subirono delle scissioni interne.

In occasione della partita Roma-Messina del campionato 2004/05, gli AS Roma Ultras non esposero più il loro striscione, sciogliendosi definitivamente. Le ragioni dello scioglimento furono molteplici: difficoltà a continuare a ricoprire il ruolo di gruppo guida, diffide, scarso impegno del resto della curva, dissidi con altri gruppi.

Nella stagione 2006/07 la situazione è molto variegata. Ad una parte bassa molto frammentata con gruppi e gruppetti da poche decine di persone, dalle quali comunque partono la maggior parte dei cori, si ha una parte alta con i gruppi storici (Fedayn e Boys) ed altri che hanno i muretti principali (Ultras Romani e Ultras Primavalle-San Lorenzo). Nel corso della stagione alcuni fatti comportano un riassestamento: si scioglie Tradizione Distinzione (per diffide) e sembra terminare anche il progetto 1973 che cercava di far sì che in trasferta i gruppi si radunassero sotto un unico striscione. Questo comporta la rinascita di ulteriori particolarismi. La morte del poliziotto Filippo Raciti durante i fatti di Catania-Palermo, e la conseguente ondata repressiva, comporta un'ulteriore fase di crisi che, tuttavia, non indebolisce il movimento ultras di Roma, come dimostrano i numerosi tifosi sempre presenti in tutte le trasferte della AS Roma in Italia e in Europa. Il progetto 1973 riprenderà dopo una breve pausa la sua attività. Sta di fatto che con il nuovo decreto, che vieta l'introduzione di amplificatori acustici o megafoni, e l'obbligo di mandare un fax alla per chiedere l'autorizzazione per l'esposizione degli striscioni, si è creata una situazione in cui non tutti i gruppi ultras si sono conformati alle nuove direttive e di conseguenza non espongono lo striscione. (cit. Wikipedia/asromaultras)

 

 

(foto asromaultras.it)