LA SFIDA NELLA SFIDA: De Rossi vs. Lulic

28/09/2018 alle 16:47.
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LAROMA24.IT – Essere capitano comporta obblighi e responsabilità. Esserlo durante una stracittadina, una sfida che vale più dei soliti 3 punti in palio, lo è di più. In particolare quello di Roma, dove nervi ed equilibri sono sempre pronti a saltare. Se chi porta la fascia al braccio è giocoforza anche eretto a simbolo dalle rispettive tifoserie, lo scontro perfetto è servito. La sfida tra Roma e Lazio è anche lo scontro a distanza tra due capitani, due simboli, stesso modo di vivere il derby. Da una parte , dall’altra Senad Lulic. Entrambi sono capitani da due stagioni. Nel caso del romanista è la seconda a pieno regime: l’appellativo di ‘Capitan Futuro’ ha cessato di esistere, di fatto, solo quando il legittimo proprietario della fascia con la C maiuscola ha appeso gli scarpini al chiodo. Il laziale ugualmente, ma solo dopo l’investitura di Inzaghi. E dopo che il ruolo di capitano è passato senza soluzione di continuità da un braccio all’altro.

600 E LODE – Obblighi e responsabilità. Alle quali non si è mai tirato indietro, specie nel momento difficile che sta attraversando adesso la Roma. Obblighi e responsabilità ribaditi anche ieri sera, nel corso della presentazione dell’autobiografia di , parlando di quella “eredità pesantissima” che l’ex numero 10 gli ha trasmesso ma che dovrà onorare in altro modo: “Si può essere l’emblema del romanismo anche senza fare 300 gol”. arriva così, dopo aver toccato le 600 presenze complessive in maglia giallorossa, arriva al suo 29esimo derby. Non sempre per lui sono state rose e fiori nella partita che, da tifosi e giocatore, inevitabilmente sente di più. Esultanze polemiche, tanto per rientrare nella dialettica tipica del derby, ma anche passaggi a vuoto (la memoria va inevitabilmente al pugno con rosso a Mauri nel 2012)

DAL 71 AI CALZINI – Due stagioni a pieno regime, ma era già stato capitano tante volte quando andava in panchina. Un punto di riferimento da anni, così come lo è Lulic nei biancocelesti. A prescindere da quanto lo è diventato in modo ufficiale, quando il passo indietro di Radu, il più indicato per anzianità, ha convinto Inzaghi a passare la fascia al braccio del bosniaco. Non che prima non fosse già un simbolo, che nel derby ha trovato la sua ragion d’essere. Quello che rappresenta la pagina più brutta della Roma americana, il 26 maggio 2013 e la Coppa Italia vinta grazie ad un suo gol. ‘Lulic 71’, nome più minuto di quella rete, sarà lo slogan usato dai tifosi biancocelesti che ha caratterizzato gli sfottò degli ultimi anni. Non il solo episodio a condizionare la storia di Lulic nei derby. Dicembre 2016, la stracittadina di turno viene vinta per 2-0 dalla Roma. Lulic non la prende bene e ha parole di fuoco per il romanista , prima per alcune parole provocatorie del tedesco alla vigilia (“Non conosco la Lazio, tanto meno il suo allenatore”) poi per una discussione in campo. Il carico messo da Lulic a fine partita è più pesante: “A Stoccarda vendeva calzini e cinture, ora fa il fenomeno”. La prima reazione, negli studi di Mediaset, è che Christian Panucci (allora opinionista) si rifiuta di fargli domande dopo quell’uscita razzista. Le scuse della Lazio non tardano ad arrivare ma ormai il danno è fatto. Pure se, al di la della conseguente gogna mediatica, non avrà conseguenze rilevanti: una patteggiata di 20 giorni, in mezzo alla sosta natalizia, una sola partita saltata.

RIPARTENZA - Tra e Lulic anche qualche scintilla in campo: 22 settembre 2013, il primo derby post-26 maggio. Il numero 16 interviene con un tackle duro sull’avversario e quando riprende il gioco, passando, gli rifila un buffetto, non visto e non sanzionato dall’arbitro nonostante le proteste del bosniaco. Finirà 2-0 per la Roma, gol di Balzaretti e Ljalic. Un derby che segnò per la Roma allora guidata da un punto di partenza. Lo sarà anche il prossimo?

DDA