GARBATELLA e DI BARTOLOMEI

09/12/2008 alle 03:52.

LAROMA24.IT - Primo appuntamento di questo viaggio che ci porterà in giro tra i quartieri di Roma. Abbiamo accostato infatti un ex calciatore giallorosso nato a Roma con la sua zona d'origine, quella dove è cresciuto e ha tirato i primi calci al pallone... 18 Febbraio 1920. Una data e un momento preciso nella storia della capitale. Come si legge nell'epigrafe murata sull'edificio centrale di Piazza Benedetto Brin, primo nucleo della nuova borgata, in quel giorno

 

18 Febbraio 1920. Una data e un momento preciso nella storia della capitale. Come si legge nell'epigrafe murata sull'edificio centrale di Piazza Benedetto Brin, primo nucleo della nuova borgata, in quel giorno "la mano augusta di sua maestà il Re Vittorio Emanuele III poneva la prima pietra di “questo quartiere”, sorto su iniziativa dell'Istituto Case Popolari (ICP).



Il progetto venne affidato a Giovannoni e Piacentini che prendono a modello le “garden cities” inglesi e realizzano uno degli esempi più fulgidi di à-giardino. L’area, che costituiva un nucleo staccato dal resto della à, era un valido compromesso tra l’estetica dell’architettura moderna romana e la funzionalità/praticità di uno spazio destinato alla manovalanza della zona industriale nella quale l’area stessa ricadeva. La nuova borgata (190 alloggi distribuiti in 40 palazzine immerse nel verde) nasceva, infatti, come insediamento operaio a ridosso della zona industriale ma anche come borgo marinaro al servizio di un porto fluviale rimasto però a livello di progetto.



Il territorio, di per sé semideserto, era vivacizzato esclusivamente dai noti pellegrinaggi delle sette Chiese, un rito itinerante tra il sacro e il profano che passava anche per la Basilica di San Paolo fuori le Mura, nei pressi della quale era ubicata un’osteria nella quale prestava servizio una garbata locandiera, che secondo leggenda soddisfaceva gli avventori “in tutto e per tutto”, tanto da meritarsi l’appellativo di Garbata Ostella, poi abbreviato in Garbatella.

Altra tappa d’obbligo per i pellegrini era la "Chiesoletta", la cappella dedicata ai santi contadini Isidoro e Eurosia, in cui nel 1575 avvenne l'incontro tra S. Filippo Neri, ideatore del pellegrinaggio, e San Carlo Borromeo. Proprio nell’oratorio di questa cappella annessa alla chiesa di San Filippo Neri, nacque la storia del “capitano dei capitani”, Agostino Di Bartolomei, classe ’55 da Tormarancia.



“Diba” rimane poco sui polverosi campetti di Tormarancia e Garbatella. La Roma lo prende giovanissimo e dopo aver conquistato lo scudetto con la squadra Primavera (1972) nello stesso anno esordisce in serie A con la prima squadra: è il 22 aprile del 1972, Inter-Roma 0-0. Diviene in breve leader indiscusso. Il suo primo tecnico Scopigno stravede per il giovane centrocampista. Nella stagione 73/74, alla prima giornata contro il (2-1), arriva il primo gol con la maglia giallorossa. 23 presenze nelle prime tre stagioni, poi un anno a Vicenza per maturare definitivamente. Al ritorno Ago diventa un punto fermo dei giallorossi. Dal 1976/77 al 1983/84 salta pochissime gare e a fine anni 70 riceve la fascia da capitano. Visione di gioco sublime, tecnica individuale superiore alla media e tiro dalla distanza di rara potenza e precisione. Queste le doti di Diba, che gli permettono di sopperire ad una certa lentezza di passo.



Nella stagione ‘82/’83 il barone Nils Liedholm ha la brillante intuizione di arretrare Di Bartolomei nella posizione di libero, lasciata vacante da Ramon Turone. La soluzione si rivela vincente. 7 gol in campionato (tra cui la bomba dal limite contro l’Avellino in casa con la quale “annusammo” lo scudetto) in 28 presenze e soprattutto lo scudetto dopo 48 anni ai giallorossi.

In totale Ago giocò con la Roma 308 gare (146 da capitano) segnando 66 gol. In 11 stagioni giallorosse conquistò oltre allo scudetto anche 3 coppe Italia. Fu capitano silenzioso ma carismatico, sempre corretto (una sola espulsione) e rispettoso.



Andò al Milan insieme a Liedholm, non senza polemiche. Giocò (bene) tre stagioni con i rossoneri, che all’arrivo di Arrigo Sacchi, lo scaricarono. Passò al Cesena e finì la carriera alla Salernitana dove, sempre con i gradi di capitano, ottenne una storica promozione in serie B dopo 24 anni.

Aspettò una chiamata per rientrare con un qualche incarico nella sua Roma. Ma la chiamata non arrivò mai.

II 30 maggio 1994 alle 10.50, a 10 anni esatti di distanza dalla finale contro il Liverpool, Agostino si suicida con la sua Smith & Wesson calibro 38 sparandosi un colpo al cuore. Un colpo al cuore per tutti i tifosi della Magica che ancora oggi intonano il suo coro. "OOOOO Agostino! Ago, Ago, Ago, Agostino gò...".