Dall'intrigo sulla cricca di Etruria spunta l'operazione Fassone-Roma

11/03/2018 alle 12:45.
marco-fassone-milan

LA VERITA' (G. AMADORI) -  Le dichiarazioni fiume del quarantaduenne procuratore sportivo Valerio Lattanzio, rese davanti agli inquirenti di Belluno, contengono sorprendenti capitoli sui presunti intrighi della serie A. Certo la narrazione di Lattanzio va attentamente soppesata, visto che lo stesso è stato denunciato per truffa da alcuni compagni di viaggio, ma è anche vero che malte delle vicende di cui ha parlato hanno trovato diversi riscontri nelle carte sequestrate ad Arezzo nell’inchiesta per riciclaggio contro la banda dei massoni che aveva provato a scalare banca Etruria.

Nel tablet di Giuliano Michelucci, uno dei faccendieri alla sbarra in Toscana, sono stati scovati documenti che svelavano i maneggi per portare all’ la finta sponsorizzazione della compagnia aerea Etihad. Una bufala a cui i giornali diedero credito. Ma se con i magistrati di Arezzo e Perugia (altra Procura che indaga sulla cricca) quelle email erano state chiosate solo dagli ex sodali di Lattanzio (ora in rotta con lui), a Belluno, l’uomo sta offrendo la propria versione ai carabinieri del Nucleo investigativo guidato dal maggiore Marco Stabile. Una delle date clou del suo racconto è il 27 ottobre 2015. Quel giorno Lattanzio e Marco Fassone, all’epoca appena licenziato dall’ e oggi ad del Milan, incontrarono tre alti dirigenti della Roma per trattare la gestione delle sponsorizzazioni dei giallorossi (la presunta specialità dell’accoppiata Lattanzio-Fassone).

La stessa mattina l’esperto di tattica Adriano Bacconi, in quel momento in forza all’, inviò a Lattanzio, di cui era socio in affari, una slide con il presunto «dream team» da costruire all’ombra del Cupolone. Allenatore sarebbe dovuto diventare Roberto Mancini, in pessimi rapporti con la dirigenza dell' (verrà esonerato 9 mesi dopo, nell’agosto 2016). Il responsabile del settore giovanile, nei sogni degli amici di Giuliano Michelucci, doveva essere , mentre sarebbe toccato a Roberto Baggio il ruolo di direttore de l’Università dello Sport da inaugurare nei loro piani all’interno di un park hotel con campi sportivi sulla via Pontina. Il posto da amministratore delegato era invece prenotato per l’amico Fassone.

Nell’ipotetico staff dirigenziale anche nomi di prestigio come il vicepresidente Uefa e della Figc, Michele Uva, a Maurizio Cei del gruppo Baglietto. Nel film di Bacconi erano stati «scritturati» anche il manager di Baggio, Vittorio Petrone, e il giornalista Ivan Zazzaroni, capo ufficio stampa in pectore. Nel dream team erano inclusi pure soggetti sconosciuti ai "più”, ma collegati alla banda: oltre a Lattanzio e Bacconi, anche l’avvocato Marcello Colella e la collaboratrice Valeria Zacchei. Era questa la Roma auspicata da chi in quei giorni aveva iniziato una manovra d’avvicinamento alla Magica.

Lattanzio, assistito dall’avvocato Franco Tandura, nei suoi interrogatori fiume sta denunciando anche i presunti giri di soldi sporchi nel mondo del calcio con precisi riferimenti a conti esteri. Lattanzio ha pure deplorato alcune cadute di stile da parte della dirigenza interista ai tempi di Erick Thohir: «Era addirittura pronta a cambiare nome al centro di allenamento Angelo Moratti, ribattezzandolo col nome delle aziende straniere che avessero portato fiumi di denaro», ha confidato. E ha aggiunto un altro aneddoto: «A un certo punto Fassone ha cercato di 'scavalcare’ l’ad Michael Bolingbroke ed è stato licenziato in tronco davanti a me. Per essere più preciso Bolingbroke ha dato il benservito a Fassone il giorno prima con i giornalisti, tanto che l’allora ebbe l’annuncio di quello che gli sarebbe capitato la mattina leggendo le prime pagine dei quotidiani sportivi».

Secondo Lattanzio, comunque, l’ex non si scoraggiò e con il suo aiuto fece di tutto per rientrare nel calcio che conta. Dopo l’appuntamento di ottobre con la dirigenza della Roma, però, le loro strade si separarono. Almeno in parte. Infatti Lattanzio ha dichiarato ai magistrati che a novembre venne rinchiuso dalla banda e di Michelucci in un agriturismo in Umbria e che in quel periodo Fassone lo rassicurò telefonicamente dicendogli che si trovava in mani eccezionali, quelle dei Servizi segreti italiani. Agli inquirenti Lattanzio ha consegnato email e documenti: «Fassone mi disse che voleva gestire con me dei calciatori e mi raccomandò in Figc, consentendomi di diventare procuratore sportivo. Mi ha atto firmare molti contratti. Diversi direttamente con lui, compreso quello che aveva come oggetto la compravendita di società calcistiche italiane: , Milan, , Roma, , e Sampdoria. Un altro accordo era con la Infront, la società che ha il monopolio della pubblicità nel mondo del pallone».

Lattanzio, che nel 2003 avrebbe conseguito un master in economia e finanza applicata al calcio, ha affermato di aver preparato per Fassone un dettagliato resoconto sulle migliori società da scalare, mettendo al primo posto il Milan. Sul punto la testimonianza di Lattanzio sfiora i] paradosso: «Fassone bocciò la mia valutazione sui rossoneri dicendo che era la squadra meno acquistabile in Italia, la più malandata. La definì un “pacco”. E ora invece ne è diventato l’ad».