Koulibaly canta Napoli

12/10/2017 alle 07:42.
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IL MESSAGGERO (A. ANGELONI) - Francese di nascita, senegalese nel cuore e nelle origini, “campano” d’adozione. «Il è la squadra dove mi sono divertito di più in assoluto», così parlò Kalidou Koulibaly, difensore azzurro, a pochi giorni dalla grande sfida con la Roma. Il centrale del è alto, grosso e mette paura. Il Senegal è lontano, lo riscopre solo quando indossa la maglia della nazionale, la sua vita è stata in Europa, tra la Francia, è nato a Saint-Dié-des-Vosges, è stato in Belgio, oggi vive sotto al Vesuvio, dove a metà ottobre fa ventisei gradi. «Mio papà e mamma sono partiti per la Francia prima che io nascessi: lì hanno trovato lavoro, uno da operaio, l’altra da cameriera. Il francese è lamia lingua, quella che ho imparato a scuola, ma io ho sempre vissuto a contatto con persone del Senegal, sono cresciuto con una doppia cultura. Il mio quartiere a Saint-Dié-des-Vosges era pieno di miei connazionali, a casa parlavo la lingua madre, con gli amici pure. Con loro ho cominciato a giocare al calcio, per strada. Dicevano che ero forte».

(...)

Sarri è così geniale?

«Sì, è così. Vede cose che altri non vedono. Ti fa capire quanto nel calcio nulla può e deve essere imprevedibile. E’ uno studioso. Qualsiasi domanda tu gli faccia, lui ha sempre una risposta. Ed è sempre giusta. Ti aiuta a pensare come squadra e non come singolo. Quando è arrivato mi ha detto: se fai come ti dico, diventerai un giocatore importante. E io ci sto provando, ma so che posso ancora migliorare. Con Sarri il calcio è matematica, insomma».

Le ha fatto vedere un video di , per caso?

«No, ce li ha fatti vedere della Roma, questa è la differenza. Non sarà un duello tra me e lui, ma tra Roma e . Se non siamo squadra rischiamo di perdere, al contrario verrà più facile vincere. Io posso anche fermare , poi fa gol un altro ed è finita».

a , lo scorso anno, è stato determinante.

«Non perdemmo solo per quello, anche se lui è bomber vero, uno da Pallone d’Oro. Mica uno qualsiasi».

Il crede allo scudetto?

«Certo, ma non ci deve pensare. Ciò che conta è battere la Roma adesso. L’obiettivo è questo».

Il è la più forte?

«Non lo so, ma io mi diverto tanto a giocare in questo . L’esperienza migliore sotto questo aspetto».

C’è un giallorosso che le piace particolarmente?

«. E’ come me, lotta per novanta minuti, non molla mai. Fa gol. Grande giocatore, completo».

E che pensa di ?

«Molto forte nelle marcature. Collega di tutto rispetto».

Le hanno raccontato cosa vuol dire vincere a ?

«Sì, ma ora voglio viverlo».

Che ne pensa della Roma?

«L’ho sempre vissuta come una grande squadra. Per questo non prevedo una partita facile».

La è più forte?

«Ha una storia diversa, soldi. Compra grandi calciatori. Sarà un bel campionato».

La , esperienza senza troppe pretese?

«E’ il sogno di tutti. Una competizione diversa dal campionato italiano. Vediamo dove si arriverà».

Passa all’improvviso da quelle parti Mertens, e gli fa una linguaccia della finestra che dà sul corridoio. Ecco Mertens, che cosa pensa?

«Penso a un fuoriclasse». Che lo scorso anno ha esultato all’Olimpico facendo finta di fare pipì. «Di questo non voglio parlare».

L’Olimpico le ricorda vittorie e ululati razzisti?

«Lo scorso anno: contro la Lazio. L’arbitro Irrati ha interrotto la partita. Si dice sia un problema di cultura. E io come faccio a cambiare la cultura di un paese o di una tifoseria? E’ l’aspetto brutto del calcio e della vita».

Lei abbandonerebbe la gara?

«Se sono dieci a fischiare vado avanti, se lo fa uno stadio, no».

In Italia peggio di altri paesi?

«In Francia è tutto diverso, le razze sono mischiate, in Belgio è un razzismo interno, tra i valloni e i fiamminghi. Io ero “neutro” e non mi ha mai detto niente nessuno. Comunque qui non c’è solo razzismo verso chi ha la pelle diversa, c’è anche contro i napoletani, i romani».

Un fatto di cultura, appunto.