150 milioni e una bamboletta

13/05/2019 alle 16:34.
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LR24 (AUGUSTO CIARDI) - Nei giorni in cui tutti cercano di capire chi siederà in panchina la prossima stagione, riempendo di domande e Allegri, sarebbe stato interessante soffermarsi su chi sedeva in panchina ieri sera all’Olimpico, non in giacca e cravatta. Ma in calzoncini e giacchetta della tuta. Interessante per capire tante cose. Olsen, Karsdorp, Marcano e Juan Jesus, Cristante, Coric, Pastore e , Under e Schick. Più . Rapido calcolo approssimativo, circa centocinquanta milioni di euro. escluso, prodotto del vivaio. Tanto la Roma ha speso per i cartellini di chi ieri al massimo è servito a gara in corso. Roba da ricchi. La Roma ricca non è ma quantomeno bisognerebbe riflettere sui luoghi comuni che si innescano quando di Roma si parla come se fosse una società di accattoni. Bene inteso, non si naviga nell’oro, e le spese per così tanti cartellini seguono molto spesso cessioni illustri, ma il problema principale degli ultimi anni è stato il modo in cui sono usciti i soldi più dei calciatori usciti per fare cassa. La Roma ha speso male i suoi soldi. Chiaro, se ogni anno fai e disfi, se a ogni sessione decidi o sei obbligato a movimentare in modo quasi compulsivo la campagna acquisti/cessioni, il rischio di sbagliare investimento è sempre dietro l’angolo. Ma il rischio, se riesci a limitarlo, non è necessariamente l’anticamera del flop. Quel flop che quest’anno ha fatto irruzione in scena sotto forma di un assemblaggio folle, voluto, studiato e vidimato da un duo che oggi non c’è più. Centocinquanta milioni. Un’enormità per non dire uno spreco. Per non dire una bestemmia, considerando che un attimo prima del pallonetto di ci si apprestava a immaginare un malinconico duello col Torino per accaparrarsi i preliminari di Europa League. Mai stati quarti. Quasi mai quinti. Non si può leggere, inguardabile. Non si può scrivere, dà la nausea. Non sia mai più.

L’orgoglioso che rispedisce al mittente televisivo l’ipotesi di un ruolo nella Roma da dirigente supervisore dell’area tecnica, ribadisce di volere allenare. Perché lo fa bene. Non lo dice lui, lo dicono i numeri. Quindici punti degli ultimi ventuno disponibili. Quattro vittorie, tre pareggi. Due gol subiti nelle ultime sei partite. Chiudi gli occhi e immagini in panchina molto prima di quando è arrivato. Maledetto Fulham che lo convinse in autunno. Maledetta testardaggine che ha spinto la Roma in balia delle correnti a forza di andare a largo con la difesa, fino ad imbarcare irrimediabilmente acqua. E che ha prodotto il quarantottesimo infortunio muscolare. A cinquanta ti danno la bomboletta. Come al luna park.

In the box - @augustociardi