Io, loro e l'ora

27/11/2018 alle 12:37.
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LR24 (AUGUSTO CIARDI) - C’era una volta il tempo in cui gli anziani sintetizzavano il modo di vivere, il saper stare al mondo, con frasi che oggi andrebbero riesumate per sostituire i fiumi di parole che noi incontinenti dialettici del terzo millennio utilizziamo sempre più impropriamente. Nessuno si senta escluso. Neanche chi per parlare è pagato, vedi durante le conferenze stampa, e si spazientisce perché gli si chiedono lumi su un primo terzo di stagione imbarazzante. Tra queste frasi, questi adagi schietti, “la superbia prima va a cavallo e poi ritorna a piedi” andrebbe scolpita nella pietra.

L’io, l’ego, l’ipertrofico ego, è quello di allenatore e calciatori della Roma. Ed è la cosa che maggiormente inquieta. Perché evidentemente non bastano le sconfitte con le ultime della classe e una classifica inguardabile per indurre all’autocritica chi continua imperterrito a vivere una realtà parallela. Questione di tatto, di sensibilità. Forse di savoir faire, sicuramente di saper stare al mondo.

Loro sono i protagonisti in negativo. I piccati. Quelli che si risentono. Quelli che si sentono mai meritevoli di critiche. La Roma sembra girare il remake di Ricomincio da capo, film con Bill Murray che si ritrova ogni mattina a rivivere sempre lo stesso giorno. Solo che Murray a forza di rivivere sempre le stesse scene, impara dagli errori e piano piano modifica la storia di quel giorno, uscendo dall’incubo. Loro, la Roma, nella ripetitività delle loro cattive azioni calcistiche, perseverano, adagiandosi. E quando sembrano avere rimediato agli errori, senza preavviso tornano indietro. Stucchevole passo del gambero. Sadismo.

L’ora è quella di svegliarsi. Visto che l’oro è esclusiva della , e lo abbiamo capito; visto che oramai si è rinunciato all’argento e ridotto al lumicino la speranza di puntare al bronzo. Dai metalli nobili al basso impero, la Roma nobile decaduta crede che tutto le sia dovuto, dal piazzamento al consenso plebiscitario per partite meritevoli la gogna, l’esposizione al pubblico ludibrio. Invece al cospetto di una critica adulta e neanche troppo unanime ci si storce, si bacchetta il popolo, considerato plebaglia. Come dire “venite e sosteneteci, non vi arrogate altri diritti”. Concetti indelicati, inopportuni, superbi. Disarcionata da cavallo, la Roma che va davanti ai microfoni continua a rendersi incomprensibile come quando scende in campo.

@augustociardi - In The Box