L'obbligo

11/09/2018 alle 13:16.
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LR24 (AUGUSTO CIARDI) L’Invincibile Armata, la , viene anche aspramente criticata. Dai suoi tifosi. Più ingenerosi che esigenti, arrivano a prendersela con Allegri anche quando vince, magari perché non chiude la partita entro il settimo minuto del primo tempo. Potere della noia, derivante dal non avere avversari all’altezza. Perché gli stessi avversari si sono prima inconsciamente e poi pubblicamente arresi allo strapotere famelico di un club lodato con tanto di inchino da presidenti, dirigenti, allenatori e calciatori che magari fino a un mese fa si autocandidavano in modo improvvido al ruolo di antagonista.

Succede poi che perdi punti e partite quando agosto si fa ancora sentire col suo caldo opprimente, e allora “la è di un altro pianeta”. Grazie, lo avevamo intuito. Peccato però che punti e partite siano stati concessi ad Atalanta, Sampdoria e . La prima sosta della Serie A fornisce tempo e spazio per ricordarci quanto fattura la , quanto paga in stipendi lo , quanto conta lo stadio per la . Altrettanto peccato però che in questi giorni ci sia tempo e spazio per ricordarci anche quanto spendono, quanto fatturano e quanto pagano in stipendi le squadre che hanno messo a nudo le debolezze di indole e la personalità labile delle inseguitrici dei cannibali in bianconero. Quindi? Nessuno chiede più lo scudetto. Non sia mai. La è fuori portata. Lo-abbiamo-capito.

Alle inseguitrici si implora di scacciare la noia, di dare una parvenza di competitività a un campionato che forse è nato morto. Nelle tabelle riassuntive sugli stipendi la notizia non è quella sul monte ingaggi juventino troppo alto da scalare. La vera notizia è il netto divario fra i 140, 120, 100, 90 milioni che Milan, , Roma e pagano a calciatori e allenatori rispetto al resto della Serie A, composta da squadre che troppo spesso fanno le figure dei giganti rispetto ai lillipuziani blasonati. Se ogni risposta sta nei fatturati, se il padre di ogni alibi si chiama , allora dal ritorno del campionato post sosta non saranno più ammesse crisi di identità (Roma e ) o difese colabrodo (). Perché contro la bella, ricca e organizzata si gioca due volte a campionato. L’80% del calendario ti oppone a squadre inferiori tecnicamente ed economicamente. Nettamente.

Sapete quanto guadagnano gli undici titolari di quel primo tempo irripetibile della squadra di Gasperini (1,4 milioni l’anno) nella seconda giornata? 5,92 milioni. Netti. E la Roma spaesata (3 milioni l’anno) di quella sera? 26 milioni. La Samp di Giampaolo (1,1) che strapazza il di (6,5) perde la partita degli ingaggi 8,3 milioni a 23,3. Il di De Zerbi (1 milione) che ha battuto l’ di (4,5) ha mandato in campo 7,1 milioni contro 29 milioni vestiti di nerazzurro. Confronti stupidi, sia chiaro. Il bello del calcio sta nella sua imprevedibilità. Nelle singole partite la sorpresa può ancora essere dietro l’angolo. Importante è che non diventi una costante. Sennò si chiamerebbe tendenza. E se la tendenza a lungo andare si continuasse a giustificare allargando le braccia affermando “eh ma la è di un altro pianeta!”, allora sarebbe un problema.

Roma, , e Milan non sono perfette. Ma sono forti. Forse anche molto forti. Mandato giù un indigesto antipasto di campionato, ora sono chiamate a dimostrarlo. Per impedire che al secondo posto alle spalle della si piazzi la noia di un campionato in bilico di credibilità.

In The Box - @augustociardi