La Roma non si incazza mai

24/09/2018 alle 12:37.
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LR24 (AUGUSTO CIARDI) - Togliete dalle mani degli addetti ai lavori i dati sulle partite. Da quando il calcio è diventato una cavia da laboratorio statistico grazie al lavoro di specializzate società che si occupano di contare pure i fili d’erba (società che fanno il proprio mestiere, sia chiaro), i post partita sono diventati fastidiosi come il rumore che all’alba fanno gli addetti al recupero del vetro, differenziato nelle campane lungo le vie cittadine. Le partite di calcio non basano tutto sui passaggi riusciti e sulle percentuali di possesso palla. Io posso tenere il pallone fra i piedi e arrivare a contare fino a mille passaggi riusciti, fraseggiando nella mia metà campo col compagno di reparto. Sterilità. Superfluo. Passività di pensiero. Termini che si addicono a una Roma che poi va davanti ai taccuini per dire che imparerà dai propri errori. Che lavorerà sodo. Che migliorerà. Frasario tipico del calciatore medio che poi in campo non mostra neanche un briciolo di amor proprio, figuriamoci se possa ostentare senso di appartenenza, senso di squadra.

L’allenatore invece usa i suddetti dati per ricordarci anche che “abbiamo avuto il settanta percento di possesso palla, quindi come filosofia ci siamo”. Siamo al grottesco, ecco dove siamo. A un tecnico che apparentemente, ovvio che non sia così, sembra solo preoccupato di mostrare il suo gioco. Per eventuali lamentele causate dal ritardo nel mostrarlo, rivolgersi ai calciatori. Che a loro volta non hanno bisogno di parlare. Basta vederli giocare per capire quanto credano in quello che fanno. In tutto questo c’è una dirigenza che mai, mai e poi mai in questi anni ha fatto la voce grossa pubblicamente. Scapicollandosi a fine partita a caccia di microfoni per urlare al mondo che allenatore e calciatori non possono permettersi prestazioni simili: nessuno li ha mai spalle al muro.

La linea dirigenziale ha il marchio di fabbrica baldiniano, ricordate? Il Baldini che piombava da Londra per dire “durante un percorso, vincere o perdere le partite cambia poco”, e intanto la Roma prendeva quattro gol dall’Atalanta di Colantuono e quattro dal Lecce di Cosmi. Se i calciatori sono fra i principali responsabili di questo film dell’orrore, le loro colpe ricadono necessariamente sui padri-dirigenti, che non gli hanno mai fatto fischiare le orecchie.

E ? Nello sparare spesso nel mucchio, durante il quale finiscono a giro sotto il suo fuoco tifosi, mass media ed ex dirigenti, quando fa trapelare il suo disgusto nel vedere la squadra di solito sono già scappati i buoi, siamo già al sipario. Il tempo intercorso fra le prime avvisaglie delle solite infinite crisi stagionali della Roma e l’intervento brusco del proprietario, lo si passa senza riscontrare reazione alcuna, neanche di orgoglio, neanche di cuore. Forse sono tutti troppo distratti e affaccendati nel contare gli stramaledetti passaggi riusciti e il dannato possesso palla.

In the box - @augustociardi