Come un bambino insegue un pallone

13/07/2017 alle 12:00.
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Hanno gli occhi dei marinai, quel tipo particolare di sguardo che, per dirla alla Bobin, dove si posa è l'immenso.
Corrono ridendo cullati dalle verdi vallate e accarezzati dal fresco vento di montagna; esultano come forsennati per una rete e sono versi irriproducibili dopo un dribbling riuscito o un intervento difensivo degno dei loro idoli.
Spesso dimentichiamo di esser stati anche noi così, pochi infatti vivono tutto ciò con l'innocente sentimento tipico della fanciullezza.
Si fanno osservare a lungo mentre intorno a loro è un via vai di parole, speranze e imprecazioni, borbottii e lamentele, tatticismi e notizie di mercato.
Un mondo che si intrinseca con la realtà, rendendo l'aria circostante leggera e gioiosa.
Poi ad un tratto sono corse disperate verso una recinzione, tanta la voglia di rubare con gli occhi un pezzettino di quel momento per renderlo ricordo, custodito a lungo nella mente.
Esce il mister mentre il piccoletto si avvicina con fare sospettoso, come fosse qualcosa di talmente bello da assomigliare a tutte le belle cose che qualcuno tiene fuori dalla sua portata, come se la sgraziata smania fosse in grado di romperla.
Un sorriso strappato con un'esclamazione tanto sincera quanto innocente, gli occhi sognanti al cospetto di uomini fortunati, talmente fortunati da permettersi il lusso di vivere giocando.
Quando qualcuno si domanda cosa significa essere tifoso basterà guardare nell'immensa profondità di quegli occhi, capaci di far tentennare il tempo che scorre singhiozzando, tanta la voglia di cristallizzare il tutto per evitare che si rovini.
Come il quaderno che uno di loro mostra fiero e al tempo stesso timoroso di usurare voltando pagina, quelle colonne bianche riempite da foto, ritagli di giornale e autografi.
Non glielo dirà nessuno che era il suo sogno fin da bambino, perché crescendo se lo ricorderà benissimo da solo.

Gianvittorio De Gennaro - 'In The Box' per LR24