Il biglietto che non ti ho mai scritto

02/12/2018 alle 13:30.
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LR24 (DARIO BERSANI) - Mi torni a Roma e sei la scena finale di Sapore di Mare.
Quella con Marina Suma incontrata casualmente. Io accasato inquieto, tu sposato sereno. Ma che è lei? Ma davero è lui? Ma quindi eravamo noi? Incontrata. Proprio lì eh, lì dove ci si vedeva sempre. L’Olimpico come la Capannina. Qualche ruga d’espressione in più. Ma la stessa luce. Sapore di Mare, ultima. Ciak.

Più provo ad essere a posto senza e più mi intossico. Quell’indifferenza che solo qualcuno può comprendere e in pochi non avranno mai. Perché quegli anni ruggenti ti bussano, tutti border line e mai piatti. Passati tutti appresso, tutti addosso. Quindi che faccio quando mi sento vecchio, ben più di te che m’hai smollato e hai scelto una con più soldi? Che poi tocca vedè se è davvero così e da do’ vengono... Ma vabbè. Sono goffo. E sbaglio. Ecco cosa.

Fingo di star bene, pieno di nulla a pretendere. Ci siamo lasciati malamente e sono passati anni che sembrano una vita, ma che te pensi che me scordo. Io la soddisfazione de ditte che me manchi non te la do manco se t’ammazzi, a pelato. Dopo quello che hai fatto con . Aiutato a sbagliare da tutti, compreso . Mi hai detto basta in quella pizzeria dietro Via Veneto. Tutto mi ricordo di quella sera, pure i pedalini de Baldini.

Succede sempre che con te mi ricordo tutto, bello e brutto. Almeno in Russia, vestito di quei coloracci, non ti vedevo mai. Ora sì. Ed è troppo smodato quel groviglio di groppi per una sola gola. Lo capisci da quel biglietto che leggi imbarazzato quant’è che mi hai lasciato te. Quello che non ho più trovato io. Quanto non mi hai mai annoiato, Luciá. “A proposito: sei sempre la più bella”. Un po’ t’ha smosso, di’ la verità? Manco Cocciante sottofondo? Qualche parola affettuosa, un po’ poco però...per noi forse no...Ma chi te crede?

Dovranno passarne di anni perchè tu non mi faccia più effetto. Non s’è mai capito se tu fossi più genio o più stronzo (absit iniuria verbis) e probabilmente smetteró di chiedermelo quando troveró il primo genio umile moscio fracico. Più ti insulto più mi guardo allo specchio, più strappo pagine e più non trovo cestini per buttarti. Più te gufo più c’hai culo. Succede, quando te lasci i segni succede. Nun te fa er culo grosso, prima o poi me passa. È che mi manca la gioventù, non mi manchi tu. Anzi, ridammelo quel biglietto che me so’ giá pentito va...Skriniar su era rigore, lo sai pure te. Quanto mi fa rosicare vederti così cambiato e mezzo in pace, dio solo lo sa. Qui eri enorme e marrone scuro, lì pari tisico e sbiancato, pari Michael Jackson. Quanto ti sei divertito peró pure te, eh? Ti piaceva Jerry Calá, era l’amore tuo era. No ma nun risponde, no no...Dillo che è meglio l’Arco della Pace di quello di Costantino, dillo. Ma lo sai che c’è, che la colpa è mia che ancora mi incastro per uno che racconta delle “galline de Il Cioni” come della sonda su Marte Pianeta Rosso. Il maledetto so’ io so’.
Dai che s’è fatto tardi. Lasciace sti tre punti e perdiamoci di vista, ma sul serio stavolta. Poi me faró una vita mia, magari un cane. Promesso. Ce devo riuscì.

@DarioBersani - Disappunti di viaggio