CICCIO CORDOVA: capitano dal 1972 al 1976

10/02/2009 alle 13:45.

LAROMA24.IT – Ecco a voi la quarta puntata della rubrica "CAPITANO, MIO CAPITANO", dedicata ai capitani giallorossi, ai giocatori che hanno indossato “quella fascia” guidando la Roma nei periodi più bui e in quelli più felici, nelle partite storiche e nelle giornate storte, simboli di responsabilità e punto di riferimento per compagni e tifosi. Abbiamo preso in considerazione solo ed esclusivamente coloro hanno mantenuto i gradi di capitano per almeno 4 anni. E' la volta di Ciccio Cordova. Nasce a Forlì il 21 giugno del 1944, ma presto si trasferisce a Napoli, dal momento che i genitori sono partenopei. Lì vive gli anni della sua adolescenza ed è nel quartiere di Mater Dei, posto a ridosso del campo delle Fontanelle, che Ciccio dà i primi calci al pallone e viene subito notato dal presidente della squadra di calcio rionale Salvator Rosa, dove viene accolto come un piccolo campione. Il suo allenatore di quegli anni è Vittorio Pecorella, un napoletano amante della Juve, che nella vita lavorava dapprima come autista presso una ditta che produceva pomodori e successivamente come ausiliario presso l’ospedale Principe di Piemonte, specializzato nelle malattie polmonari inclusa la Tbc, poi diventato azienda ospedaliera Vincenzo Monadi.

Nasce a Forlì il 21 giugno del 1944, ma presto si trasferisce a , dal momento che i genitori sono partenopei. Lì vive gli anni della sua adolescenza ed è nel quartiere di Mater Dei, posto a ridosso del campo delle Fontanelle, che Ciccio dà i primi calci al pallone e viene subito notato dal presidente della squadra di calcio rionale Salvator Rosa, dove viene accolto come un piccolo campione.

Il suo allenatore di quegli anni è Vittorio Pecorella, un napoletano amante della , che nella vita lavorava dapprima come autista presso una ditta che produceva pomodori e successivamente come ausiliario presso l’ospedale Principe di Piemonte, specializzato nelle malattie polmonari inclusa la Tbc, poi diventato azienda ospedaliera Vincenzo Monadi.


Esordì in Serie C con la Salernitana e con sei partite ed un gol e così si guadagnò le attenzioni del Catania, per il salto in massima divisione. Lo notò ance il mago Helenio Herrera, che lo volle all’Inter. Il mago pensò di aver trovato un nuovo Mariolino Corso, per certi versi addirittura più completo, in quanto sapeva usare tutti e due i piedi. Ma il suo carattere irrequieto e le sue bizzarrie comportamentali non si sposarono con la disciplina imposta dal mago e con lo spogliatoio interista. Giocò solo una partita in maglia nerazzurra e, fato volle, proprio a il 22 maggio 1966.

 

Dopo un buon campionato in provincia, a Brescia, approdò nella capitale nel 1967, dove fu ingaggiato dalla Roma con la quale disputò 212 partite segnando 9 gol. Fu definito da alcuni il Mozart del calcio, capace di saltare gli avversari come birilli. I sostenitori giallorossi se ne innamorarono presto, dedicandogli anche cori come: “Ciccio Cordova, Amarildo, Del Sol, ogni tiro è un gol!”. Ottenne nel campionato ‘72/’73 i gradi di capitano, stagione che vide il succedersi in panchina di Herrera con Trebiciani, e la mantenne anche con l’approdo in panchina di Nils Liedholm, fino alla fine della sua militanza in giallorosso (datata 1976). Queste alcune righe che scrissero su di lui dalle colonne di un giornale dell’epoca “Il Tifone”: ”Sapete quello che fa Cordova nei periodi di grazia. È un campione, dimostrando di poterlo essere sempre se proprio volesse e si regolasse in conseguenza con la dovuta determinazione”. Sposò Simona Marchini, attrice e figlia di Alvaro, allora presidente della Roma, con non poche polemiche.

Tante polemiche suscitò anche l’incredibile passaggio agli odiati cugini della Lazio nel 1967, con la quale restò tre stagioni. I cori allora passarono a farsi offensivi e diffamatori quando decise di accasarsi all’altra parrocchia (“Ciccio boia! Ciccio boia!”).

Concluse la carriera durante la militanza all'Avellino, nel 1980, a seguito della di un anno inflittagli per il suo coinvolgimento nel calcioscommesse. Successivamente fu allenatore del Tivoli. In seguito tornò a far parlare di sé più per notizie di cronaca rosa (come il matrimonio lampo con Marisa Laurito negli anni ’90) che per altro.