Caso sms Parma, Calaiò si difende in Figc: "Io sempre corretto, non ho mai pensato di mandare i messaggi per alterare il risultato"

09/08/2018 alle 16:22.
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"Dispiace sia stato infangato il mio nome e quello della mia famiglia per dei messaggi, non ho mai pensato di mandare messaggi per un secondo fine. Lo giuro sui miei figli, io sono una persona corretta, sono sempre stato un esempio per i giovani per la mia professionalità". È lo sfogo di Emanuele Calaiò innanzi ai giudici della Corte d'appello federale della Figc nell'udienza di secondo grado sul caso dei messaggini inviati dall'attaccante, condannato in primo grado a 2 anni di , a dei suoi ex compagni di squadra allo Spezia. "Speravo di non dover arrivare a questo punto per difendermi da una cosa che non ho mai fatto - prosegue Calaiò - Vorrei finire la mia carriera come l'ho iniziata, professionalmente, correttamente e con la limpidezza che mi ha sempre contraddistinto. Se avessi voluto alterare una partita, sicuramente non lo avrei fatto con Whatsapp ma da Parma a La Spezia sono un'ora di macchina e sarei andato lì di persona Voglio uscire pulito da questa situazione".

(ansa)


È terminata l'udienza verso le 16 circa, presso la Corte d'appello della Figc a Roma presieduta da Sergio Santoro, sui ricorsi presentati da Parma, dal suo tesserato Emanuele Calaiò e dal Palermo contro le sanzioni inflitte dal Tribunale federale nazionale lo scorso 23 luglio. L'udienza è durata circa un'ora, il dispositivo è previsto in serata.

(ansa)