CORSPORT (L. CASCIOLI) - Nell'attesa che diventi una squadra, al momento la Roma è un laboratorio calcistico che tende al paradossale. E il paradosso consiste nel fatto che, a partire dalla formazione, ipotizza e realizza un gioco dichiaratamente offensivo, senza riuscire a far gol. Forse però la squadra comincia a capire Luis Enrique, ma è soprattutto Luis Enrique che comincia a capire la Roma. I passi avanti sono rappresentati dal ruolo affidato a De Rossi, che ha giganteggiato davanti alla difesa; dal ritorno di Pizarro, la cui fluida genialità sembra indispensabile a una squadra che mira al possesso palla; dalla scelta di Borini
Contro il Cagliari ognuno aveva giocato per conto suo. A Milano si è notato invece che tutti giocavano per la squadra e per l'interesse collettivo. Forse la Roma si è ricompattata durante la cena voluta e organizzata dal suo capitano, che ha saputo così assumere anche fuori campo quel ruolo di 'tutor' che gli compete, ma non è che si può andare avanti a forza di cene pagate da Totti. Adesso, partendo da questo punticino, la squadra deve dimostrare di saper progredire facendo soprattutto qualcosa di più per l'attacco. In tutta la partita contro l'Inter correva sotterraneo un tremolio offensivo del gioco che ci ha ricordato il tremolio dei pianisti quando volevano commuoverci. Ma ci vuole qualcosa di più per fare gol e per vincere. (...)
In quanto a Luis Enrique, ci ricorda simpaticamente il dongiovanni di quel vecchio capolavoro di Lubitsch 'Il cielo può attendere'. Questo personaggio rinuncia volentieri al Paradiso preferendo al cielo l'Inferno, pur di accompagnarsi alla prima donna bella che passa. Gli uomini coerenti ed ostinati mettono sempre, in tutti gli atti più o meno volontari della vita, un po' delle loro convinzioni. I tifosi della Roma hanno accettato pazientemente un programma che aveva per slogan 'il cielo può attendere', ma non vogliono neppure andare subito all'Inferno e gli chiedono di essere un po' meno spagnolo e un po' più italiano. Per il momento sta facendo vistosi progressi con la nostra lingua. Ne aspettiamo fiduciosi altri, più a fatti che a parole.