
LAROMA24.IT Adeus Brasil. Nella domenica di ritorno al campionato, la Roma abbandona un vecchio amico. Visto lesito dellincontro, difficilmente qualcuno avrà pensato di salutarlo, oppure si sarà accorto della sua assenza. Eppure, alla consegna delle formazioni accadeva qualcosa di inusuale, tenendo presente la storia recente (ma anche più remota) della squadra giallorossa. Ve nerano per tutti i gusti e tutte le lingue: olandesi, argentini, spagnoli, addirittura bosniaci, oltre che italiani. Ma nella cartina giallorossa mancavano loro, che del calcio sono per antonomasia gli interpreti maestri, ma sui quali la nuova Roma non sembra fare più affidamento.
6 ANNI SEMPRE INSIEME Unabitudine. Leggere la formazione della Roma e trovarvi almeno un carioca rappresentava la normalità. Un filo lungo 6 stagioni: dal 21 settembre del 2005 quando la Roma rifilava un poker al malcapitato Parma senza schierare alcun brasiliano in tutti i 90. Proprio come domenica, quando Luis Enrique ha lasciato i reduci Taddei e Simplicio a fare da spettatori per tutto lincontro. Era già accaduto, invece, che si rinunciasse allapporto dei sudamericani dallinizio dellincontro (lultima Catania-Roma 0-2, aprile 2007) ma nellarco della sfida erano stati comunque chiamati in causa. Non come domenica quando nella babele romanista, nessuno si esprimeva in portoghese.
CAMBIO DI FILOSOFIA Il dato è curioso ma aiuta a comprendere alcune sfumature del nuovo corso romanista. Perché la squadra ideata da Sabatini ha i tratti più argentini che brasiliani, ha la fame darrivare dei primi, più che la consapevolezza nei propri mezzi (spesso confinante con la superificialità) dei secondi. Così, nonostante un mercato ricco di volti nuovi, nessuno tra questi si era imbarcato da Rio de Janeiro. Anzi, alle partenze internazionali sono stati accompagnati sia Julio Sergio che Doni, rimpiazzati dallolandese Stekelenburg e dal rientrante Curci. La diaspora brasiliana ha origini nella scorsa stagione, quando lasciarono la capitale (senza che nessuno corresse dietro laereo ) Artur, Baptista, Adriano e Cicinho. Questultimo tornato a far parte in maniera centrale del progetto giallorosso con larrivo di Luis Enrique. Laddio a Doni e Julio Sergio, proprietari in alternanza della porta romanista proprio dal 2005, influisce profondamente sulla statistica, togliendo un punto fermo 'do Brasil' di quasi tutti gli 11 stagionali. Come tutte le mode, tuttavia, anche quella dei numeri 1 brasiliani si è dissolta.
E una storia che si chiude (momentaneamente) quella tra la Roma e il Brasile, nonostante il boulevard giallorosso sia pieno di impronte verdeoro. I nostalgici possono stare tranquilli: già dalla prossima gara il possibile recupero di Juan e la candidatura di Taddei per sostituire lo squalificato Jose Angel, potrebbero far tornare un po di Brasile nella formazione di Luis Enrique. E allora, bem vindo de volta Brasil.
Mirko Bussi